Lettera di Luciana Esposito a Roberto Saviano

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Luciana Esposito

Luciana Esposito è la direttrice di Napolitan,  testata giornalistic online che racconta della città di Napoli e le sue periferie. La ‘colpa’ di Luciana è stata offrire una opportunità  ai ragazzi dei quartieri più svantaggiati di sfuggire alla criminalità.

Viene definita una sorta di un’eroina, una  giornalista coraggiosa che non si è lasciata intimidire neanche di fronte alle aggressioni . E’ stata vittima di un violento pestaggio nel dicembre del 2015 a Ponticelli, quartiere di Napoli est.

Ed è stata vittima di omertà e indifferenza: nessuno dei tanti che hanno assistito alla sua aggressione è andato a testimoniare alle Forze dell’Ordine.

Lettera a Saviano da Luciana Esposito.

“Due aggressioni fisiche, l’ultima sfociata persino in un tentativo di sequestro di persona, all’incirca 15 denunce sporte dall’inizio del 2016, minacce di morte da parte della madre del boss dei Barbudos, plurimi raid vandalici alla mia auto.

Le intimidazioni, le minacce e gli avvertimenti, sono all’ordine del giorno: questi i fatti che sintetizzano il mio lavoro di giornalista, direttrice di un giornale online qualunque […]

Il tutto viene ulteriormente aggravato da un dettaglio che fa la differenza.

Vivo nel posto in cui lavoro e di cui racconto le malefatte, Ponticelli, quel quartiere che hai intravisto attraverso talune scene di Gomorra […]

Eppure, ho scelto di restare e di non fare nemmeno mezzo passo indietro.[…]

Non me ne volere, ma credo che tu non abbia la minima percezione di cosa voglia dire vivere costantemente sotto minaccia […]

Eppure, non vivo sotto scorta, le spalle ho imparato a guardarmele da sola, ma non credo che la mia vita valga meno della tua, meno che mai lo penso del mio lavoro.

Mi ha sempre affascinato ed incuriosito il fatto che, invece, tu non subisci questo genere di difficoltà, nonostante ti trovi a raccontare Napoli dall’altro capo del mondo […]

Romanzare la camorra sta mietendo più danni dell’affiliazione stessa, ma per rendertene conto dovresti vivere Napoli da Napoli […]

Se dovesse accadermi qualcosa, tu sei una di quelle persone dalle quali desidero ricevere solo indifferenza:

vedermi appioppare uno dei tuoi sermoni, vorrebbe dire gettare fango prima sul mio cadavere e poi sulla credibilità del mio lavoro, più silenzioso del tuo, ma, anche assai più sincero e disinteressato “

web site: BorderlineZ

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