Franco CFA

Franco CFA, per gli esperti le colonie ne traggono vantaggio, ma sarà veramente così?

 

Franco CFA

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Prima vi voglio raccontare una storia,  tutta Italiana …  anche francese in fin dei conti …

Breve storia triste

C’è stato un tempo in Italia, in cui una sinistra “buona” , oggi ormai decadente difendeva con tutta se stessa quello che oggi è il fenomeno dell’immigrazione.

Gli italiani di sinistra difendevano con forza ogni persona umana che fugge da una terra ostile, ogni persona che si trova in mare e sta per annegare, sopratutto li difendevano considerando il fatto che si trattava di gente sfruttata da decenni nelle terre native, dagli stessi europei, che guadagnavano con il loro oro, i loro diamanti, i loro minerali, il loro petrolio e sopratutto alcuni guadagnavano con con la colonizzazione fatta nel passato.

Poi qualcosa stranamente cambiò, un ministro italiano di destra gridò a voce alta:  ” le 14 colonie francesi non sono cosa buona e giusta “, i francesi logicamente si indignarono, la sinistra che in un primo momento criticava le colonie misteriosamente si indignò cambiando idea, per gli “ esperti “  le colonie e il relativo CFA francese erano un cosa  positiva sopratutto per gli stessi paesi africani … insomma misteriosamente le colonie francesi e il relativo CFA per la destra divenne “cosa veramente buona e giusta, degna di essere amata sopra ogni cosa” … e così fu …

Secondo gli esperti oggi e secondo gli esperti del passato

Scoppia il bum dei media dopo che di Maio pronuncia le “magiche” parole contro la Francia per l’uso della “moneta coloniale”:

“La Francia stampa in oltre 10 paesi una doppia moneta con cui si fa pagare una percentuale della ricchezza nazionale e finanzia anche una piccola parte del deficit francese.Non è un caso diplomatico, è tutto vero”

Parigi ribolle dentro convocando  l’ambasciatrice italiana, i sinistroidi prendono la palla al balzo per attaccare e gli esperti cominciano a dare spiegazioni di tutti i tipi e tutti gusti per giustificale il CFA e le reletive colonie.

Non vi sembra strano che la “panzanata” di Maio abbia sollevato un tale tsunami?

Andiamo ad analizzare alcuni eventi supponendo che di Maio l’abbia sparata grossa:

Sylvanus Olympio, primo presidente eletto del Togo, si rifiutò di sottoscrivere il “conveniente “ patto monetario con la Francia. Stranamente il 10 gennaio del 1963 fu assassinato da ex militari dell’esercito coloniale francese, tre giorni prima dell’assassinio aveva ordinato  la stampa di una moneta nazionale propria.

Modioba Keita, primo presidente della repubblica del Mali, annunciò l’uscita dal franco coloniale CFA denunciandolo come trappola economica per il suo Paese, stranamente anche qui rimase vittima di un colpo di Stato guidato da un ex legionario francese.

Thomas Sankara, primo presidente del Burkina Faso indipendente, venne ucciso in un golpe sostenuto dalla Francia dopo aver proclamato la necessità di liberarsi dal gioco neocoloniale del franco CFA.

Laurent Gbagbo, presidente della Costa d’Avorio (2011) propose di salvare l’economia del Paese abbandonando il franco FCA in favore della Moneta ivoriana di resistenza, dopo pochi mesi i francesi bombardrono il palazzo presidenziale e le forze speciali francesi lo arrestarono.

Muhammar Gheddafi voleva rimpiazzare il franco CFA con una nuova valuta pan-africana basata sul dinaro libico e sostenuta dalle ingenti riserve auree di Tripoli. La Francia attacco la Libia.

Una e-mail del 2 aprile 2011 ricevuta dall’allora segretario di Stato americano Hillary Clinton da un suo stretto collaboratore  spiegava che questa era la motivazione principale dell’attacco militare francese. mail: QUI

Un salto nel passato

Nel 19° secolo, la Francia ha istituito un nuovo impero in Africa e nel sudest asiatico. La conquista di un Impero francese in Africa fu presentato come una crociata morale. Nel 1886, Jules Ferry dichiarava:

“Le razze superiori hanno un diritto sulle razze inferiori, e un dovere di civilizzarle”. 

La Francia concentrò il controllo della maggior parte dell’Africa occidentale.

Dopo la prima guerra mondiale e anche dopo la seconda, i movimenti anti-coloniali cominciarono a sfidare l’autorità europea e la Francia , la maggior parte delle colonie francesi ottennero l’indipendenza, ma tuttavia alcuni territori, in particolare le isole e gli arcipelaghi, furono integrati alla Francia come dipartimenti e territori di oltremare.

La missione civilizzatrice della Francia lasciò segni indelebili sui suoi ex territori. Sebbene i paesi africani francofoni avessero acquisito delle forme statali e il riconoscimento dell’indipendenza, continuarono ad essere il terreno di caccia della Francia.

Contrariamente alle aspettative, l’indipendenza non intaccò l’assimmetria delle relazioni che la Francia aveva imposto alle sue ex colonie.

Attraverso una rete di connessioni, link, accordi e patti, la Francia riuscì a garantire una “indipendenza dipendente” che continua a perseguitare gli Stati africani.

Poco prima che la Francia rispose alle richieste di indipendenza negli anni 60, organizzò meticolosamente le sue ex colonie (paesi CFA) in un sistema di “solidarietà compulsiva” che consisteva nell’obbligare i 14 stati africani a mettere a riserva il 65% della loro valuta estera nel Tesoro francese oltre a un’altra fetta del 20% di passività.

Significa che questi 14 paesi accedono solo al 15% della loro stessa moneta!! Se hanno bisogno di più moneta, devono prendere in prestito la loro moneta alla Francia a tassi commerciali! ! Ed è stato così sin dagli anni 60.

Quindi questi stati africani sono contribuenti francesi, tassati a tassi vertiginosi, eppure i cittadini di questi paesi non godono della cittadinanza francese e non hanno accesso ai beni e ai servizi pubblici che loro stessi contribuiscono a produrre con i loro redditi.

Franco CFA Franco CFA

CFA (Communauté Financière d’Afrique – French Community of Africa)

Il Prof. Mamadou Koulibaly, Relatore dell’assemblea ivoriana nazionale e Docente di economia mette a fuoco la devastazione economica causata agli stati membri africani del CFA  attraverso l’aggancio costante alla moneta francese, prima il franco e adesso l’euro.

Ma le autorità francesi hanno metodicamente tentato di cancellare dagli statuti della Banca centrale africana quelle misure talvolta preventive tendenti ad evitare una situazione in cui il conto operazioni diventasse indebitato su base permanente.

Qualsiasi soggetto sensibile sulle operazioni del franco CFA viene classificato segreto di stato e solo i funzionari del Tesoro sono in grado di fornire l’esatto importo di moneta appartenente ai paesi della zona franco detenuto nel conto operazioni.

Solo questi alti ufficiali possono rivelare il tasso di retribuzione e il costo di mantenimento di tale conto. Tutto il sistema è circondato da segretezza, opacità e autoritarismo.

Le economie della zona CFA sono fragilissime: gli effetti causati dal meccanismo operativo del franco CFA sono asimmetriche: i paesi più spendaccioni possono utilizzare le loro riserve estere fornite da altri paesi più prudenti.

La solidarietà monetaria della zona CFA avvantaggia i più ricchi di loro e incoraggia lo sfruttamento dei più poveri della zona. L’esistenza di un sistema stabile e unificato monetario non ha portato all’emergere di un sistema bancario finanziario efficiente nei paesi CFA.

Delle 107 banche della zona, 42 sono state dichiarate in bancarotta nel 1990. La rete bancaria ricostituita dopo è molto dipendente dalle banche della Francia metropolitana.

La Francia incoraggia i paesi CFA a vivere al di sopra dei loro mezzi. La differenza tra il Gabon, uno Stato membro della zona CFA le cui riserve in valuta estera sono depositate in Francia e il Ghana non membro del CFA che ha la sua moneta, o tra il Camerun e il Kenya, il Benin e la Tunisia è che lo stato patrimoniale parla da solo.

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