Le mani dei primati, probabilmente derivano da un antichissimo pesce

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Nel fossile di un antico pesce, all’interno di una pinna, sono state trovate ossa di dita ben articolate, molto simili a quelle delle mani nella maggior parte dei primati moderni.

Elpistostege watsoni

ricostruzione grafica di Elpistostege watsoni – img. dal web

Elpistostege watsoni

Questo animale doveva possedere un aspetto intermedio tra quello dei pesci e quello degli anfibi, il corpo era lungo e piatto, simile a quello dei tipici pesci crossotterigi, ma il cranio era già molto simile a quello di un vertebrato terrestre.

Le pinne non sono note attraverso resti fossili, ma è lecito supporre che fossero simili a quelle carnose di animali simili come Panderichthys; forse erano già simili a zampe, come quelle di Tiktaalik.

L’elpistostege doveva essere un formidabile predatore, stando alla ricostruzione del cranio munito di denti acuminati e di grandi fauci.

Rispetto a Panderichthys, l’elpistostege era dotato di un muso più allungato, di orbite più piccole e arrotondate e di differenti proporzioni delle ossa dermiche nel cranio.

Il fossile

L’antico fossile di cui parleremo è l’Elpistostege watsoni trovato a Miguasha, in Canada, vissuto attorno a 360 milioni di anni fa, lungo circa 1,6 metri.

Questo particolare fossile di pesce ha permesso si dare una nuova luce sull’evoluzione della mano umana connessa alle pinne dei pesci.

L’Elpistostege watsoni era il più grande predatore dell’habitat in cui viveva, che comprendeva l’estuario di un fiume e bassi fondali marini.

Tale ipotesi e stata lanciata da un gruppo di paleontologi delle università di Flinders (Australia) e di Quebec (Canada), che hanno riportano lo studio completo del fossile su Nature.

Gli studi

Lo studio delle articolazioni del fossile è stato fatto tramite scansioni ad alta energia, simili a TAC, ciò ha permesso di osservare lo scheletro della pinna pettorale, nella quale si è vista la presenza di omero (braccio), radio e ulna (avambraccio), oltre a file di carpo (polso) e falangi ben organizzate (dita).

Uno dei ricercatori, John Long, afferma che è la prima volta che si scoprono quelle che senza dubbio sono dita nella pinna di un pesce così antico, inoltre spiega:

“Le ossa articolate nella pinna, sono come le ossa delle dita nelle mani della maggior parte dei primati. Questa scoperta spinge indietro l’origine delle dita ed evidenzia anche come l’evoluzione della mano sia iniziata molto prima di quanto si è sempre ipotizzato, cioè poco prima che i pesci lasciassero l’acqua”.

Inoltre afferma:

“ … è senza dubbio un vero fossile di transizione, un intermediario tra pesci e tetrapodi … “.


L’arrivo di mani e piedi

Fu proprio questo tipo di salto nell’evoluzione che permise ai vertebrati di abbandonare l’acqua e conquistare la terra, si pensa che questa evoluzione abbia avuto inizio in un periodo compreso tra il Medio e l’Alto Devoniano, ossia tra 393 e 359 milioni di anni fa.

Questo nuovo esemplare di elpistostege è stato scoperto nel 2010 e solo oggi, dopo lunghe ricerche, ha portato a questa importante scoperta.

Prima di esso ne erano stati trovati altri due della medesima specie: il primo, nel Parco Nazionale di Miguasha, nel Quebec, descritto nel 1938, di cui fu trovata la sola parte superiore del cranio.

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