Il mistero delle tombe giganti di Saqqara, chi sono i veri costruttori?

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Le tombe giganti di Saqqara, sono uno dei misteri più complessi e intrecciati che riguardano in prima linea i siti archeologici egiziani, e sono i più antichi e vasti dell’intero Egitto.

Saqqara

Tomba di granito a Saqqara

Le tombe di Saqqara consistono in giganteschi sarcofagi di granito dal peso di circa 70 tonnellate, la cosa molto strana è che sono posizionate sotto terra, in strettissime e anguste nicchie.

Anche per i Ricercatori non è chiaro come sia stato possibile posizionare questi enormi manufatti in spazi così ristretti, inoltre nessuno capisce quali siano i veri motivi.

Il sito di Saqqara è situato sulla riva ovest del Nilo, a circa 30 km a sud de Il Cairo, è una delle aree funerarie più antiche e vaste di tutto l’antico Egitto.

Secondo molti archeologi le gallerie che portano alle tombe giganti venivano usate come un Serapeo.

Il Serapeum è il nome dato alle gallerie sotterranee, situate a nord-ovest della piramide a gradoni di Zoser a Saqqara.

Sono sotto un tempio e l’ingresso principale dei tunnel è alla fine di un viale di sfingi.

La spiegazione ufficiale è che tutte le gallerie un tempo erano usate come un Serapeo, cioè un luogo di sepoltura per i tori sacri, ma evidentemente, come vedremo più avanti c’è qualcosa che non torna.

La scoperta

Fu scoperto nel 1851 dall’egittologo francese Auguste Mariette.

Auguste Mariette

Il restauro di una parte delle gallerie ebbe luogo tra la fine del 1900 e l’inizio del 2000, durante il quale fu chiuso il Serapeo.

Dopo un lungo restauro, il Ministero delle Antichità ha finalmente aperto le porte a una parte delle gallerie sotterranee nel 2012.

Come accennato sopra, venne dichiarato in via ufficiale che le gallerie venivano usate per la sepoltura dei tori, effettivamente le cosiddette Lesser Galleries furono utilizzate per la sepoltura dei tori, ma non la Grand Gallery.

Infatti c’è una grandissima e sostanziale differenza tra la Grand Gallery e le Lesser Galleries:

  • le prime con le sue enormi casse di granito, che portano tutti i tratti distintivi di una tecnologia altamente sofisticata
  • le seconde con i suoi tunnel primitivi e piccoli sarcofagi in legno.

La Grand Gallery

Ha ampie camere laterali (o nicchie) e contiene 24 enormi sarcofagi in granito modellati da singoli blocchi di pietra, ciascuno del peso di 60-80 tonnellate.

Gli archeologi non sapevano a cosa servissero, e postularono la teoria secondo cui questi erano anche sarcofagi per tori imbalsamati.

Resta il fatto che nessun toro è stato ritrovato in questa galleria, infatti le mummie dei tori sono state rinvenute solo nelle gallerie minori all’interno di semplici sarcofagi di legno.

Quando Auguste Mariette entrò nei tunnel nel 1850, scoprì che le casse di granito nella Galleria principale erano vuote ma le volte minori erano ancora intatte con tutte le mummie e numerosi manufatti ancora presenti.

Quindi, chiaramente, nessun ladro era stato all’interno dei tunnel.

All’epoca in cui i tunnel erano usati come un Serapeo, gli egiziani non usavano le casse di granito per le mummie dei tori.

La Grand Gallery e le sue enormi casse di granito erano già lì da tempi ancora più antichi.

Le Sérapeum de Memphis

Esiste un libro del 1882, Le Sérapeum de Memphis, dove è stato ripubblicato il manoscritto originale di Auguste Mariette, questo indica che quando scoprì la galleria principale con le 24 casse di granito, queste erano tutte poste in nicchie dove i tetti erano crollati.

I coperchi dei presunti sarcofagi erano stati tutti leggermente spostati e alcune pietre cadute dal tetto erano andate a finire dentro le casse.

Non fu trovato nessun tesoro archeologico, inoltre nessuna cassa di granito era stata usata per seppellire tori imbalsamati.

Mariette trovo 22 delle casse collocate rispettivamente nel mezzo delle loro nicchie, tre lungo gli accessi che conducevano alle gallerie e uno  isolato lungo un’altra galleria (n. 26 sulla mappa).

Sarcofago n° 26

 

Stimò che le dimensioni delle casse, tombe o presunti sarcofagi fosse attorno ai 3,30 metri di altezza, 2,30 metri di larghezza e quasi 4 metri di profondità.

All’inizio della galleria trovò anche numerose stele iscritte dai tempi della dinastia. Una stele è una lastra di pietra eretta come monumento, molto spesso per scopi funerari o commemorativi.

Lesser Galleries

I tunnel minori erano chiaramente inferiori alla Galleria principale, costruiti principalmente ad angolo retto rispetto alla prima galleria.

Auguste Mariette:

“I nuovi tunnel, che abbiamo chiamato — i piccoli tunnel –, non hanno la regolarità, la grandezza e la conservazione degli altri.”

I piccoli tunnel erano ricchi di stele, vasi, statuette e frammenti di bare di legno, inoltre i tunnel minori erano molto più danneggiati.

Lì fu trovata una mummia intatta in un sarcofago di legno. La mummia aveva una maschera, amuleti e gioielli. Mariette trovò anche una tomba di Api ma con dentro la mummia di un uomo.

Stime e dubbi sui presunti sarcofagi in granito

Mariette si chiedeva, come gli antichi fossero stati in grado, di trasportare un tale peso nelle gallerie e collocarlo nella volta senza l’aiuto delle nostre moderne tecnologie.

Le gallerie erano alte dai quattro a cinque metri, inoltre in alcuni punti variava di molto il livello del pavimento a causa delle pendenze e delle scale.

Come hanno fatto ad abbassare un peso così enorme giù da una specie di scala o pendenza.

Manovrare quell’enorme “pezzo di granito” non era sicuramente un compito facile, direi quasi impossibile per quei tempi e sopratutto per il livello di conoscenza tecnologica.

Perchè poi, gli egizi dell’epoca, si sono complicati la vita a fare quelle pendenze?

Beh, magari quelle casse erano già li da molto tempo prima, e appartenevano ad un’altra e più antica civiltà perduta e sconosciuta.

La Grand Gallery e le sue casse di granito erano già lì quando gli Egizi dinastici lo scoprirono, essi pensarono di riutilizzarle ma cambiarono idea. Quindi, scavarono i loro tunnel per la sepoltura dei loro tori sacri.

saqqara

In questa foto si può avere una chiara idea delle dimensioni delle casse di granito rispetto alle dimensioni umane, il solo coperchio pesava circa 20 tonnellate.

Continuiamo a porci alcuni perchè

Perché seppellire un toro sacro in una bara di durissimo granito?

La maggior parte di essi erano realizzati con diversi tipi di granito, tipo il:

  • gabbro-diorite
  • granodiorite
  • porfido di syenite
  • diorite

Sulla scala della durezza Mohs vanno tutti da 6 a 7, ciò significa che era tutta roccia estremamente pesante, dura e indistruttibile.

La cosa pazzesca è che questi artefatti erano completamente lisci e brillanti sia internamente che esternamente.

Come sono riusciti a lavorare una pietra così dura rendendola così perfettamente liscia?

A quei tempi non esisteva nessun metallo per compiere un lavoro così perfetto, un lavoro abbastanza complicato anche disponendo della tecnologia moderna che impiega speciali seghe a filo diamantato e lucidatrici iper-tecnologiche che hanno potenti dischi abrasivi in carburo di silicio.

Evidentemente chi costruì e lavorò quelle casse in duro marmo, possedeva tecnologie particolarmente avanzate … ma non mi risulta che gli egizi possedessero tali tecnologie.

Inoltre non mi risulta che avessero mezzi adeguati per trasportare un colosso da 100 tonnellate sulla sabbia, dentro una cava stretta, priva di spazio per poi posizionarlo su una nicchia.

Lasciamo perdere la teoria che li strasportavano facendoli rotolare sui soliti tronchi di legno, perchè secondo me questa è una cagata pazzesca, specialmente quando devi fare manovre in un tunnel angusto e stretto, pieno di pendenze e scale.

La precisione della lavorazione

Le casse hanno bordi a 90 gradi esatti, sia all’interno che all’esterno, ciò è una grande prodezza a livello tecnologico.

Christopher Dunn , che ha misurato le casse con strumenti di precisione, ha contattato quattro produttori di granito di precisione, non è riuscito a trovarne uno che potesse replicare la perfezione con cui erano state realizzate queste casse di granito.

Le superfici dei sarcofagi che Dunn è stato in grado di esaminare sono perfettamente piatte, talmente piatte e perfette che cassa e coperchio da 20 tonnellate aderivano al 100% creando un vero e proprio sigillo.

Nota: La cosa strana è che l’interno era molto più preciso e lucidato dell’esterno. Perchè per i creatori l’interno era così importante?

Erano veramente così bravi questi antichi egizi? … o chi per loro?

saqqara

Estrema precisione dell’angolo a 90 gradi. – img. by https://isida-project.ucoz.com/

Altra caratteristica anomala

Le casse erano collocate in un pavimento incavato, profondo da uno a due metri.

Si presuppone che ciò è stato fatto solo perchè neccessario, in quanto una cosa del genere rende molto difficile spostare una “bestia” da 60 tonnellate in una nicchia molto piccola senza spazio di manovra.

A meno che, naturalmente, i costruttori fossero in grado di rendere il cassone privo di peso, galleggiarlo e successivamente abbassarlo, ciò lo renderebbe molto semplice. 🙂

Poiché le gallerie, secondo Mariette, non erano state prese di mira dai ladri, si presuppone che le casse di granito non furono mai saccheggiate dai loro presunti tori imbalsamati.

Quindi ciò vuol dire che i coperchi devono essere stati spostati al tempo degli antichi costruttori per motivi a noi sconosciuti.

Ma realmente cosa c’era dentro?

saqqara

Gli strani geroglifici

Mariette, trovo strano che in alcune delle casse di granito erano incise con geroglifici abbastanza strani.

Delle 24 casse di pietra solo tre recavano un’iscrizione e contenevano i nomi di Amasi (XXVI dinastia), Cambise e Khebasch (XXVII dinastia).

Quei geroglifici, erano scarsamente graffiati nel granito duro, con linee irregolari, come se fossero stati realizzati da un dilettante.

Probabilmente anche quelli furono fatti molto dopo per nascondere le vere origini di quelle casse.

Tutte le immagini di questo articolo sono state prese dal web ai fini illustrativi.

web site: BoderlineZ

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