Caccia agli alieni, ma stavolta la ricerca è tutta italiana

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La conoscenza dell‘Universo è in continua espansione, ed è logico aspettarsi che aumenta sempre di più  la voglia di sapere se è abitato da altre forme di vita intelligente oltre la speciè umana.

caccia agli alieni

img. dal web

Caccia agli alieni made in Italy

In molti pensano che gli alieni siano già tra di noi e aspettino il momento opportuno per manifestarsi all’umanità, altri invece nel dubbio si appoggiano alla comunità scientifica preferendo sviluppare strumenti di ricerca reali e non fondati su semplici supposizioni.

Questo è il caso di un team di ricercatori dell’Università di Roma Tor Vergata ccordinato da Amedeo Balbi e dal gruppo del Politecnico federale di Losanna (Epfl) guidato da Claudio Grimaldi che ha pubblicato uno studio sulla rivista dell’Accademia americana delle scienze (Pnas),

Amedeo Balbi.

Amedeo Balbi (Roma, 6 maggio 1971) è un astrofisico, divulgatore scientifico e saggista italiano.

Laureato in fisica e dottore di ricerca in astronomia, è professore associato presso l’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”.

Si occupa principalmente di cosmologia, in particolare dello studio della radiazione cosmica di fondo, della fisica dell’universo primordiale e del problema della materia oscura e dell’energia oscura, collaborando all’esperimento MAXIMA, uno dei primi a produrre una immagine ad alta risoluzione delle anisotropie della radiazione cosmica di fondo, che evidenziò come l’universo abbia una curvatura trascurabile su grande scala.

È autore di oltre novanta articoli su riviste scientifiche internazionali.

Lo studio

Lo studio riguarda la creazione di uno strumento capace di calcolare la probabilità di vita aliena nella nostra galassia in base ai segnali rilevati nell’atmosfera di altri pianeti.

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Nota: L’equazione di Drake (nota anche come equazione o formula di Green Bank) è una formula matematica utilizzata per stimare il numero di civiltà extraterrestri esistenti in grado di comunicare nella nostra galassia.

Venne formulata nel 1961 dall’astronomo e astrofisico statunitense Frank Drake, ed è usata nei campi dell’esobiologia e della ricerca di forme di vita intelligente extraterrestri (Search for Extra-Terrestrial Intelligence, SETI)

L’equazione di Drake

La nuova tecnologia per studiare la possibile vita aliena

La nuova tecnologia, che su basa su studi prettamente statistici, promette di aiutare gli astronomi grazie alla tecnica della spettroscopia che analizza la luce che viene diffusa dall’ atmosfera di un pianeta e che potrebbe svelare importanti indizi sui gas che contiene.

Da tutto ciò è possibile rilevare gas come l’ossigeno, il metano, l’ozono etc.

E’ proprio l’identificazione di alcuni gas che potrebbe indicare agli studiosi l’esistenza di organismi viventi extraterrestri.

Partendo dall’ ipotesi che le forme di vita intelligente possono emergere su qualsiasi pianeta, se venisse rintracciata anche solo una firma biologica, si potrebbe concludere, con una probabilità superiore al 95%, che i pianeti abitati nell’universo oltre 100.000.

Gli studiosi hanno anche valutato l’ipotesi della “panspermia“, e cioè la possibilità che la vita venga diffusa attraverso organismi microscopici trasportati sulle comete.

Questa teoria porterebbe ad ipotizzare le ragioni per cui la vita su un pianeta sia legata dalla possibilità di resistere a determinate condizioni estreme dello spazio, di viaggiare e adattarsi ad un nuovo pianeta.

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