Il mistero delle Sirene, tra mito, leggenda e verità

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Le Sirene oggi, ufficialmente sono ipotetiche figure mitologico-religiose, descritte come esseri metà uomo metà pesce, normalmente vengono descritte come esseri femminili con la coda di pesce, caratterizzate da un melodioso e seducente richiamo.

Le leggende e le storie che riguardano le Sirene sono molto più antiche di quello che si crede, inoltre hanno un filo di mistero che va oltre la normale spiegazione mitologica.

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Rappresentazione di fantasia di una sirena – Img. dal web

Si dice che noi umani, proveniamo dal mondo acquatico e le Sirene sono i nostri progenitori, sicuramente come teoria sembra abbastanza strampalata,  resta il fatto che, noi uomini, ci sviluppiamo nel grembo materno dentro una placenta piena di liquido che ha molto in comune con l’acqua di mare, li dentro respiriamo e ci sviluppiamo.

Antiche testimonianze

Le testimonianze che riguardano le Sirene, non riguardano solo le dichiarazioni e i racconti di marinai, che probabilmente si ubriacavano o svalvolavano a causa della solitudine prolungata in mare aperto, come ad esempio nei racconti dell’Odissea di Omero (ma in quel caso le sirene erano reali).

Di seguito vediamo quali sono le scoperte e le vicende passate che hanno alimentato per molto tempo il mito delle Sirene.

I graffiti nella Grotta dell’Addaura – Sicilia

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Graffito nella Grotta dell’Addaura Sicilia – Img. dal Web

La Grotta dell’Addaura, è un complesso di tre grotte di origine naturale, sul fianco nord-orientale del Monte Pellegrino a Palermo, in Sicilia.

Le tre grotte secondo la stima degli studiosi sono collocabili tra 15 e 20 mila anni fa.

Le incisioni dell’Addaura rappresentano un caso a dir poco unico, uno per il numero dei grafiti, due per la qualità delle figure.

Il loro ritrovamento avvenuto nel 1943, fu del tutto casuale, durante la Seconda Guerra Mondiale, quando gli alleati, in cerca di un ricovero, avevano individuato la grotta come deposito per armi e munizioni.

Un’esplosione accidentale causata dalla stessa artiglieria fece crollare una parete della grotta, portando alla luce i preziosi e particolari pittogrammi.

Ma quello che più stupisce delle numerose figurine antropomorfe è la loro enigmatica forma e l’indecifrabile posizione del corpo, un vero grattacapo per gli studiosi!

La scena centrale (vedi figura sopra) del pittogramma è dominata dalla presenza di figure antropomorfe circondate da una moltitudine di animali come mucche, cervi e cavalli selvatici.

Le figure umane sembrano essere disposte in circolo, attorno ad altri due personaggi con il capo coperto e il corpo rappresentato in una posizione quasi innaturale, con la schiena fortemente inarcata all’indietro.

Una delle due figure addirittura, sembra avere al posto delle gambe, una sorta di coda di pesce che ricorda molto la figura leggendaria delle Sirene.

Sull’identità di questi due personaggi sono state avanzate le più disparate teorie, una delle ipotesi più razionali è quella che classifica i due come degli acrobati impegnati in un qualche gioco di abilità.

Altri hanno ipotizzato che si tratti di una rappresentazione rituale, che probabilmente prevedeva il sacrificio di due persone.

Antichi racconti sulle Sirene

Fin dal Quattrocento esistono racconti e cronache sul ritrovamento, in varie parti del globo, di esseri anfibi con le caratteristiche delle Sirene.

Nella Finlandia occidentale, nel 1430, essendosi rotte le dighe per la furia del mare, alcune fanciulle ritrovarono una sirena restata impacciata nel fango: le insegnarono a mangiare e a filare, ma non parlò mai e visse due o tre anni.

Nel 1531 fu donata a Sigismondo re di Polonia una sirena presa nel Baltico. Questa morì dopo tre giorni.

Nel 1610 il capitano Riccardo Whitbourne nel porto San Giovanni a Terranova vide una sirena che nuotò avanti a lui sorridendo, era molto simile ad una donna.

Il Mercure de France raccontò nel 1762, che due fanciulle di Noirmoutiers sorpresero una sirena in una grotta, dal seno molto sviluppato, naso schiacciato e coda di pesce.

Nel settembre 1749 una sirena fu pescata nello Jutland, l’anno dopo i pescatori di Jona presero una sirena, ma poiché rifiutava di mangiare, temendo che potesse morire, la gettarono nuovamente in mare.

Il 22, gennaio 1809 Elisabetta Mackay, figlia di un ministro scozzese, vide una sirena e la descrisse, e il fatto fu convalidato dal suo maestro; due anni dopo un’ altra comparve sulla spiaggia di Kentyre a Catarina Loynachan e a Giovanni Mac-Isaac.

Nelle Memorie sull’Oriente pubblicate appunto a Londra nel 1813, si dichiara che esistono sirene sulla costa dell’Africa orientale lunghe da due a quattro metri, hanno testa e viso umani, naso e bocca di maiale, pelle fina e morbida, collo, seno e corpo da donna.

Racconti recenti sulle Sirene

Anche in epoca recente le testimonianze che riguardano le Sirene sono molto numerose, la maggior parte raccontate da parte dei pescatori.

In molti casi, si racconta del recupero di grossi animali acquatici completamente infilzati con lance e coltelli di origine sconosciuta. Di seguito alcune vecchie foto trovate sul web, non ho avuto modo di verificarne l’autenticità.

In un video amatoriale girato a bordo di un peschereccio nel 2005 con un telefonino, mentre issano a bordo le reti dal mare, si vede una sirena con testa, braccia e mani palmate, all’interno della rete, ed i pescatori impauriti hanno fatto cadere la rete in mare.

Stranamente non mi è stato possibile recuparare da youtube il video, sembra essere sparito.

Lo strano suono dal fondo dell’Oceano

Nell’estate del 1997, il NOAA, con l’ausilio di un idrofono equatoriale, registrò più volte un suono misterioso proveniente dagli abissi dell’Oceano Pacifico.

A quanto pare il suono aumentava rapidamente in frequenza per circa un minuto, ed era di ampiezza sufficiente per essere ascoltato dai sensori ad una distanza di oltre 5.000 chilometri.

L’origine del suono (che su battezzato con il nome di “The Bloop”), come dichiarato dal NOAA è di origine sconosciuta, inoltre nessuna creatura conosciuta sulla Terra è in grado di generare questo suono … nemmeno la balena blu è tanto grande da poter generare un suono così intenso.

La teoria della “scimmia acquatica”

In un libro del 1942, il biologo tedesco Max Westenhofer ipotizzò che i primissimi stadi dell’evoluzione umana fossero avvenuti in prossimità dell’acqua.

Egli scrisse:

“Postulare un modo di vita acquatico in una fase precoce dell’evoluzione umana è un’ipotesi sostenibile, per la quale si possono produrre ulteriori indagini e elementi di prova”.

Ma il vero guru di questa teoria è il biologo marino Alister Hardy che, già nel 1930, aveva ipotizzato che gli esseri umani possano aver avuto antenati acquatici.

La tesi principale di Hardy si basa sulla convinzione che un gruppo di queste scimmie primitive, furono costrette dalla concorrenza con i loro simili a spostarsi fino alle sponde del mare per andare a caccia di crostacei e molluschi.

Questi antichi primati spinti dalla necessità di rimanere sott’acqua per diverso tempo (come è capitato per molti altri gruppi di mammiferi), – si adattarono all’ambiente acquatico fino a rimanere in acqua per periodi relativamente lunghi, per poi rimanerci in maniera definitiva.

Nota: Hardy espose definitivamente la sua teoria in un articolo apparso su New Scientist il 17 marco 1960.

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