L’incidente UFO di El Taire e il Progetto Moon Dust

Era il 6 maggio 1978, quando verso le 16:15, un presunto oggetto volante non identificato si schiantò contro una montagna vicino a El Taire, tra il confine boliviano e argentino. 

ufo di el taire

Lo schianto a quanto pare fu visto da migliaia di persone, le quali molte di esse, in seguito hanno descritto l’oggetto come di forma cilindrica con una lunga coda fiammeggiante.

Il crash dell’oggetto aveva causato un tale botto che si udì fino a circa 150 miglia di distanza, al punto che i vetri delle finestre si sbriciolarono fino a un raggio di 30 miglia.

Il giorno dopo, i giornali cominciarono a raccontare  dell’accaduto sfornando spiegazioni che andavano dai meteoriti agli UFO fino ad arrivare all’anomalo rientro di alcune capsule Apollo.

Le autorità argentine inviarono nella zona dell’incidente l’unità della polizia di frontiera per cercare relitti sul lato del loro confine.

Probabilmente le ricerche si sarebbero prolungate per molti giorni.

Infatti un gran numero di giornalisti si recarono nella città più vicina, Aguas Blancas, per stabilirsi lì e attendere ulteriori sviluppi, nonché per intervistare testimoni oculari della stessa città.

Le testimonianze

Un gran numero di testimoni dichiarò di aver visto l’oggetto, la maggior parte di loro lo descrisse come ovale o cilindrico in metallo.

Anche l’esercito cominciò a sospettare che effettivamente si trattasse di un UFO.

Il caporale Natalio Farfan Ruiz, comandante di una piccola unità di polizia di frontiera nel piccolo villaggio di La Marmora (800 abitanti), confermò l’incidente ai giornalisti argentini dichiarando:

“Erano circa le 16:30 quando un oggetto cilindrico ha fatto tremare la terra. Immagina solo cosa sarebbe successo se l’UFO fosse caduto sulle case! ”

Juan Hurtado un poliziotto invece dichiarò:

“Sembrava un gigantesco contenitore di vino che emetteva una traccia di fumo bianco. L’ho visto chiaramente. Volava direttamente sopra la mia testa. Ero in servizio e in quel momento stavo parlando con tre ingegneri della miniera di La Paz, quando abbiamo visto l’oggetto schiantarsi contro la montagna di El Taire. L’impatto è stato così forte che mi ha buttato a terra. La terra tremò in quel momento. “

L’Air force boliviana trova l’oggetto

L’Air Force boliviana dopo aver inviato tre aeroplani AT6 monomotore  della seconda guerra mondiale, riuscì a scoprire il luogo dello schianto sul versante meridionale della montagna El Taire.

ufo di el taire

Presunto punto dello schianto nella montagna di El Taire

Mentre i piloti ancora non riuscivano ad atterrare nelle vicinanze, il 14 maggio il quotidiano Clarin di Buenos Aires annunciò che l’oggetto era stato trovato.

Come prova, citarono le dichiarazioni del capo della polizia di Tarija:

“I nostri uomini hanno scoperto l’oggetto e l’hanno ispezionato, ma non hanno ricevuto istruzioni per ulteriori azioni. Si tratta di un cilindro metallico opaco lungo dodici piedi con alcune ammaccature.Non si sa cosa ci sia dentro e si attende l’arrivo di varie commissioni tecniche. Domani mattina dovrebbe arrivare anche un esperto della NASA “.

A fatti concreti a Tarija non arrivò mai nessun esperto della NASA, infatti arrivarono solo ​​due ufficiali dell’aeronautica americana, il colonnello Robert Simmons e il maggiore John Heise. ( sul web non ho trovato nulla riguardo questi due militari in concedo).

Secondo un giornale (non ho trovato quale), sebbene questi ufficiali fossero ufficialmente in congedo, erano stati incaricati di portare l’oggetto negli Stati Uniti con una macchina da trasporto Hercules C-130, che li aspettava a La Paz.

Quando altri giornali cominciarono a fare domande all’ambasciata americana in merito a questa missione segreta di Simmons e Heise, ricevettero solo smentite.

Il rilascio dei documenti

Solo due anni dopo, il Dipartimento di Stato americano ha rilasciato 5 documenti che rivelarono che Simmons e Heise erano stati assegnati all’addetto militare dell’ambasciata americana a La Paz e, in effetti, volarono a Tarija accompagnati da un ufficiale dell’aviazione boliviana, in relazione al Progetto Moon Dust.

Uno di questi documenti era un telex inviato dall’ambasciatore degli Stati Uniti in Bolivia, Paul H. Boeker, al Dipartimento di Stato.

In questo documento, erano citati i rapporti dei giornali, e veniva chiesto al dipartimento di chiedere alle agenzie competenti se potevano spiegare in cosa consisteva l’oggetto.

La risposta fu un telex classificato  top secret datato 18 maggio in cui il Segretario di Stato americano Cyrus Vance dichiarò personalmente:

“Le informazioni preliminari sono state verificate con le agenzie governative appropriate. Non è possibile stabilire alcuna correlazione diretta con oggetti spaziali noti che potrebbero essere rientrati nell’atmosfera terrestre vicino al 6 maggio. Tuttavia stiamo continuando a esaminare tutte le possibilità. “

Un’altro documento era un messaggio Moon Dust dell’ufficio militare dell’addetto statunitense, datato 24 maggio, indirizzato alla Divisione per le tecnologie straniere presso la base aerea di Wright Patterson e al quartier generale dell’aeronautica americana al Pentagono, classificato come confidenziale NOFORN (No Forwarding To Foreign Nationals).

Sotto il riferimento Moon Dust, l’addetto militare a La Paz aveva riferito che si erano presi la briga di verificare i rapporti della stampa, inviando truppe di ricerca nell’area in questione, ma non trovarono nulla.

Inoltre si dichiarava che avrebbero mandato due funzionari a Tarija (possiamo supporre, erano Simmons e Heise) per rimanere aggiornati.

Purtroppo, non furono stati rilasciati ulteriori rapporti riguardanti la spedizione Simmons-Heise, per avere un quadro completo di quanto accaduto, il tutto si basa facendo affidamento solo sui rapporti della stampa argentina.

Nota: Nessuno mai giunse alla conclusione che un meteorite si fosse schiantato ne suolo boliviano-argentino.

Progetto Moon Dust

L’esistenza del Project Moon Dust, per il recupero di tecnologia straniera caduta su suolo statunitense, è venuta alla luce grazie ad una “soffiata” di Clifford Stone, allora sergente americano, che ha reso possibile la richiesta della documentazione ufficiale ad esso relativa tramite il FOIA.

Clifford Stone

Il progetto Moon Dust riguardava l’istituzione di squadre specializzate in operazioni di “Crash and Retrieval”, finalizzate al recupero di velivoli spaziali stranieri precipitati o abbattuti.

Ufficialmente, il progetto era deputato alla ricerca di satelliti sovietici caduti sulla terra, mentre in realtà,serviva per il recupero di UFO, poi attraverso il progetto “Blue Fly”, l’Aeronautica disponeva la consegna immediata di ogni velivolo spaziale straniero recuperato e di qualsiasi altro materiale di interesse tecnico alla base aerea di Wright Field a Dayton, nell’Ohio dove sarebbe stato esaminato.

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