L’UFO di Cecconi avvistato sui cieli di Treviso

Il caso UFO Cecconi consiste in un particolare avvistamento che riguarda un oggetto volante non identificato, che non solo vanta molti testimoni, ma l’UFO è stato anche captato dai radar-visuale. 

ufo di cecconi

La foto originale scattata dal maresciallo Giancarlo Cecconi a bordo del suo caccia bombardiere

Il caso risale al 18 giugno del 1979, Giancarlo Cecconi (un maresciallo) era in volo sui cieli di Treviso al comando di un ricognitore G-91R fornito di fotocamere adibite alla ricognizione tattica. Fu proprio quel giorno che riuscì scattare circa 80 fotogrammi, immortalando un misterioso oggetto volante di forma cilindrica. La maggior parte di queste fotografie non è stata mai divulgata dalle Autorità militari.

La storia dell’UFO del maresciallo Cecconi

Il Maresciallo Giancarlo Cecconi, pilota di un caccia bombardiere dell’Aeronautica Militare stava rientrando alla base dopo aver compiuto una missione di ricognizione fotografica sull’Appennino Ligure.

Durante il rientro, proprio sul cielo di Treviso, viene avvistato uno strano oggetto volante, tra l’altro registrato anche dal centro radar di Istrana (TV), che dà al pilota le giuste indicazioni per compiere una manovra di avvicinamento verso l’oggetto.

Cecconi aveva ancora pellicola fotografica utilizzabile, arrivato nelle vicinanze dell’oggetto sconosciuto azionò tutte le fotocamere del suo caccia bombardiere.

Tutto era visibile dal personale dell’aeroporto che seguivano la scena col binocolo, ad un certo punto la torre di controllo di Treviso chiama Cecconi sulla stessa frequenza radio con cui egli stava comunicando con Istrana, avvertendolo che dal velivolo misterioso fuoriusciva una strana scia di colore blu, ma Cecconi nonostante riuscì ad avvicinarsi molto al velivolo non  notò tale scia.

Cecconi ad una quota di circa 13.000 piedi riesce a ottenere un totale di 82 fotogrammi che immortalano l’UFO.

L’oggetto aveva una forma allungata simile a quella di un sigaro, di colore nero opaco, lungo circa 8 metri e largo tre, inoltre era provvisto di una sorta di piccola cupola di colore chiaro posta sul lato superiore.

Mentre Cecconi stava per prepararsi a compiere l’ennesima virata per scattare altre fotografie, la torre di controllo lo chiama e gli comunica che l’oggetto improvvisamente era svanito dagli schermi, in quel momento anche il pilota si rende conto che aveva perso totalmente di vista lo strano oggetto volante.

Cecconi quindi atterra all’aeroporto di Treviso e gli specialisti prendono in consegna tutte le pellicole per portarle al reparto di sviluppo e stampa.

ufo di cecconi

Le indagini di Chiumento

Qualche anno dopo, il 24 agosto del 1984, l’ufologo Antonio Chiumento chiese ufficialmente al Ministero della Difesa il rilascio delle foto scattate dal maresciallo Cecconi, nonché il parere delle stesse autorità militari riguardo a quello che avevano immortalato.

La mossa di Chiumento azionò i  quotidiani, infatti per i due mesi successivi, la notizia si diffuse ovunque, molti pubblicarono anche una ricostruzione grafica fatta dal pittore illustratore Ugo Furlan.

Il 2 novembre 1984, arriva la risposta del Ministero indirizzata a Chiumiento, sulla lettera si leggeva:

“L’oggetto in questione, immediatamente individuato, fu fotografato con le macchine di bordo e inequivocabilmente identificato dal personale fotointerprete in un pallone di forma cilindrica, realizzato con sacchi di plastica nera”.

La risposta lasciò gli ufologi sconcertati, soprattutto in considerazione dell’esperienza e della preparazione del pilota maresciallo Antonio Cecconi, che vantava senza ombra di dubbio un curriculum come pochi, ed era una delle figure più note e stimate per serietà e competenza.

ufo di cecconi

Antonio Chiumiento – img. dal web

Possibili insabbiamenti

Il 12 novembre sul Gazzettino veneto usci un articolo intitolato: “L’UFO visto a Treviso era soltanto una mongolfiera”. Nell’articolo si leggeva la dichiarazione di Luigi Milan, un insegnante di educazione tecnica presso la scuola media di Azzano Decimo, che affermava essere il costruttore della mongolfiera lanciata proprio in quel giorno di giugno dal cortile della scuola.

Resta il fatto che l’articolo indicava anche la foto della presunta mongolfiera, ma non sembrava avere molto a che vedere con l’oggetto descritto da Cecconi.

Una nuova svolta del caso si ebbe il 19 aprile del 1985 con una pubblicazione sulla rivista Epoca, che riportava un articolo con tre foto presumibilmente rilasciate dalle stese autorità intitolato:  “UFO rapporto segreto”.

E ancora poco dopo un mese, la Stampa Sera sosteneva che la foto mostrata da Cecconi a l’ufologo Chiumento era diversa da quelle pubblicate da Epoca, infatti Chiumento, sulla base di queste incongruenze si spinse ad affermare che le foto di Epoca potevano non appartenere alla serie scattata dal pilota quel giugno del 1979.

Dopo il 1985 stranamente lo Stato Maggiore Aeronautica, catalogò il caso in questione come “non identificato”.

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