L’incidente UFO di Ubatuba

Il caso che riguarda l’Incidente UFO di Ubatuba risale al 1957, tutto ebbe inizio quando un individuo anonimamente inviò una lettera al giornalista Ibrahim Sued. 

ufo di ubatuba

La lettera fu pubblicata sul quotidiano di Rio de Janeiro “El Globo“. La lettera anonima affermava che il soggetto anonimo in questione aveva assistito allo schianto di un disco volante sul mare, ma questo anziché inabissarsi fece un repentino movimento verso l’alto per poi esplodere in una miriade di pezzi.

Inoltre nella lettera veniva affermato che molti pezzi del velivolo sconosciuto, oltre che cadere e disperdersi arrivarono a riva e furono raccolti, infatti Sued, insieme alla lettera ricevette anche 3 campioni di questo presunto oggetto volante di origine sconosciuta.

Cosa c’era scritto sulla lettera?

“Caro signor Ibrahim Sued, in qualità di lettore fedele della tua colonna e suo ammiratore, desidero darle in qualità di giornalista, uno “scoop” sui dischi volanti;

se crede che siano reali, ovviamente. Non credevo a nulla che era stato detto o pubblicato su di loro. Ma solo pochi giorni fa sono stato costretto a cambiare idea.
Stavo pescando insieme a vari amici, in un posto vicino alla città di Ubatuba, Sao Paulo, quando ho avvistato un disco volante! Si è avvicinato alla spiaggia a una velocità incredibile e un incidente, cioè uno schianto in mare, sembrava imminente. All’ultimo momento, però, quando sembrava quasi che colpisse le acque, fece una brusca virata verso l’alto e salì rapidamente con un impulso fantastico. Stupiti, abbiamo seguito lo spettacolo con gli occhi, quando abbiamo visto il disco esplodere
fiamme. Si disintegrò in migliaia di frammenti infuocati, che caddero scintillanti con una magnifica luminosità. Sembravano fuochi d’artificio, nonostante fosse mezzogiorno. La maggior parte dei frammenti, quasi tutti, sono caduti in mare. Ma un certo numero di piccoli pezzi sono caduti vicino alla spiaggia e abbiamo raccolto una grande quantità di questo materiale che era leggero come la carta. Ne allego un esempio. Non conosco nessuno che potrebbe essere fidato e non so a chi potrei inviarlo per l’analisi. […] Sono sicuro l’argomento sarà di grande interesse per il brillante editorialista e mando due copie di questa lettera al giornale e al tuo indirizzo di casa.
Da l’ammiratore (la firma era illeggibile)”.

La consegna dei frammenti al NICAP e le analisi dell’MPL

Non passò molto tempo che il giornalista consegnò i tre frammenti al Dr Olavo Fontes membro del NICAP (National Investigations Committee On Aerial Phenomena).

Le indagini sul caso presero subito il via, infatti Fontes si recò senza perdere troppo tempo a Ubatuba, ma nonostante gli sforzi e le indagini fatte sul luogo non riuscì a trovare testimoni che potessero confermare la vicenda.

Fontes non si arrese tanto facilmente e quindi decise di portare i misteriosi campioni al Mineral Production Laboratory (MPL).

David Goldstein un chimico, che lavorava nel laboratorio, a sua voltra inviò un frammento alla dott.ssa Luisa Maria A. Barbosa che in seguito dichiarò:

“L’analisi spettrografica ha mostrato la presenza di magnesio (Mg) di elevato grado di purezza e assenza di qualsiasi altro elemento metallico”.

Su richiesta dello stesso Fontes, furono effettuate altre due analisi spettrografiche del campione, queste dimostrarono inequivocabilmente che si trattava  di magnesio (Mg) estremamente e insolitamente puro.

Nota: Il magnesio è l’elemento chimico della tavola periodica degli elementi che ha come simbolo Mg e come numero atomico 12. Il magnesio è l’ottavo elemento più abbondante e costituisce circa il 2% della crosta terrestre; inoltre è il terzo per abbondanza tra gli elementi disciolti nell’acqua di mare. In natura, per la sua elevata reattività, non esiste allo stato libero, ma si trova combinato con altri elementi. Questo metallo alcalino terroso è principalmente usato come agente legante nella produzione di leghe alluminio-magnesio.

ufo di ubatuba

Cristalli di Magnesio – img. da wikipedia

ulteriori info su: Wikipedia

L’analisi da parte dell’esercito brasiliano

Il 4 novembre 1957, Fontes decise di dare uno dei pezzi rimanenti al maggiore Roberto Caminha dell’esercito brasiliano, che fece analizzare l’esemplare presso l’Istituto militare di tecnologia. Pochi mesi dopo, Fontes diede un altro pezzo al comandante J. G. Brandao della marina brasiliana.

Nessuno dei due pezzi fu mai restituito e Fontes, inoltre lo stesso non ricevette nessuna informazioni in merito a qualsiasi analisi effettuata in entrambi i laboratori.

Le svariate analisi a partire dalla APRO

Alla fine del 1957, Fontes diete i campioni rimasti a Coral Lorenzens della APRO (Aerial Phenomenon Research Organization).

Nota: La Aerial Phenomena Research Organization (APRO) fu un gruppo di ricerca privata del fenomeno UFO fondato nel 1952 da Jim e Coral Lorenzen. Questo gruppo, la cui base era a Tucson in Arizona, disponeva di molte succursali negli altri stati ed è rimasto attivo fino al 1988. Grazie al suo approccio scientifico, l’APRO aveva il supporto di un nutrito staff di consulenti, Ph.d e scienziati. Fra questi vi era James E. McDonald dell’Università dell’Arizona, conosciuto come fisico dell’atmosfera ma, probabilmente, una delle maggiori autorità scientifiche del nostro tempo nel campo dell’ufologia. Tra gli altri, possiamo annoverare il Dr James Harder dell’Università della California di Berkeley, un civile, professore di ingegneria idraulica che ne fu anche il direttore dal 1962 al 1982. McDonald e Harder furono fra i sei scienziati che testimoniarono sul fenomeno UFO presso la Camera dei Rappresentanti del Comitato sulla Scienza e Astronautica nel 1968.

Anche se i diversi gruppi correlati al fenomeno UFO attraevano persone entusiaste ma prive di senso critico e, spesso, anche qualche tipo stravagante, l’astronomo J. Allen Hynek ha citato nel 1972 l’APRO e il NICAP come i due migliori gruppi di studio del loro tempo, in grado di analizzare seriamente e lucidamente il fenomeno UFO. Nel 1969, una parte consistente dei membri eletti dell’APRO formò un nuovo gruppo, il MUFON.

La APRO ben presto sottopose una parte di un campione a un laboratorio spettrografico della Air Force per l’analisi, il giorno seguente l’operatore dello spettrografo di emissione riferì di aver “accidentalmente” bruciato l’intero campione senza ottenere nulla. Ne chiese un altro campione, ma l’APRO rifiutò.

I Lorenzen a questo punto presero un accordo informale con un membro della APRO, che era un fisico teorico in un laboratorio nazionale, per un’analisi da effettuare in quel laboratorio.

Il fisico si assicurò l’assistenza di un chimico fisico, un chimico specializzato in analisi spettrografica e un metallografo.

Fu quindi eseguita un’analisi spettrografica del campione, questa confermò che il magnesio era solo l’ingrediente principale, in quando dalle analisi fatte furono rilevate anche quantità minime di alluminio, silicio e ferro.

Nei risultati il fisico teorico scrisse:

“non esiste alcuna lega commerciale di magnesio con una composizione simile a quella del campione. Il metallo del campione non è concepibile per scopi meccanici o per la conduzione di elettricità.”

Ma non finisce qui, infatti nel 1967, i Lorenzen contattarono il dottor Edward U. Condon, che era in servizio come direttore del Colorado Project, per esaminare le prove sugli UFO sotto contratto con la US Air Force. Un’ulteriore analisi del campione fu assegnata al dottor Roy Craig.

I risultati delle analisi confermarono che non si trattava di magnesio puro al 100% in quando assieme a alluminio, silicio e ferro erano presenti tracce di stronzio e bario.

Nel 1978 i Lorenzen affidarono un campione anche al giornalista Harold Lebelson, questo si affidò al professor Robert E. Ogilvie del dipartimento di metallurgia del Massachusetts Institute of Technology (MIT). I risultati delle analisi di Ogilvie sono state riportate da Lebelson in un articolo sulla rivista OMNI, che dichiarava:

“La mia conclusione è che l’esemplare brasiliano ha una composizione che si troverebbe nel materiale di saldatura in magnesio. Tuttavia la struttura è davvero insolita. Secondo me si sarebbe potuto formare solo scaldando molto il magnesio vicino al suo punto di fusione nell’aria. Sarebbe necessario mantenere la temperatura solo per un minuto circa.
Ciò produrrebbe un rivestimento di ossido sul materiale, che è chiaramente visibile.”

Ulteriori analisi

Sempre nello stesso anno, uno dei campioni fu analizzato da Zercher del Center for Materials Research della Stanford University, risultò che il costituente principale era il magnesio, ma rilevò calcio, cloro, ferro, silicio e titanio.

Nel 1986 il Dr. Peter A. Sturrock con il permesso dei Lorenzen, contattò Ogilvie del MIT, per prendere l’esemplare che stava analizzando precedentemente consegnatogli dai Lorenzen nel 1978, ma venne a sapere che esso non aveva più con se il frammento.

Secondo la dichiarazione di Ogilvie, Lebelson (il giornalista) gli aveva telefonato nel 1984 dicendo che sarebbe passato qualcuno a recuperare l’esemplare per suo conto.

Poco dopo, un signore si presentò al laboratorio di Ogilvie e prese possesso il campione. Il fatto strano fu che Lebelson non ha mai telefonato a Ogilvie per autorizzare qualcuno a ritirare l’esemplare.

I Lorenzen trasferirono la proprietà dei frammenti a Peter A. Sturrock nel 1987. Peter Sturrock esplorò molte ipotesi come quella che i frammenti potessero provenire da uno Sputnik zero, teoria che avrebbe giustificato l’ostruzionismo da parte delle forze militari USA.

Lo Sputnik zero, sarebbe stato antecedente quindi al primo Sputnik lanciato dai russi e sarebbe accidentalmente esploso poi a Ubatuba; ma l’ipotesi dopo vari confronti ed analisi fu scartata da Sturrock che nel 1997 rieseguì una più accurata analisi superficiale dei frammenti grazie a uno “spettrometro di massa a ioni secondari”. Risultò che esistevano differenze significative tra le superfici dei due frammenti analizzati.

La controversa e prettamente storia travagliata dei frammenti di Ubatuba è ben descritta negli aricoli pubblicati da Peter A. Sturrock sul “Brazil magnesium” del 2001 e del 2004 pubblicati su Researchgate.

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