Il Misterioso Oggetto Scoperto da IRAS nel 1983: tra Scienza e “occultamento”

IRAS un progetto rivoluzionario

Lanciato il 25 gennaio 1983, IRAS fu un progetto congiunto tra NASA, Regno Unito e Paesi Bassi. Fu il primo telescopio spaziale a mappare il cielo nell’infrarosso, registrando oltre 350.000 sorgenti inedite. L’infrarosso permette di rilevare oggetti freddi, nascosti da polveri o troppo deboli per essere visibili nel campo ottico: stelle in formazione, galassie lontane, nane brune e, potenzialmente, pianeti giganti.

Nei suoi dieci mesi di attività, IRAS raccolse una mole enorme di dati, alcuni dei quali ancora oggi sono oggetto di studio. Tra queste rilevazioni, alcune riguardavano una sorgente di calore inspiegabile, la cui posizione appariva prossima al confine del nostro sistema solare.

La notizia bomba del Washington Post

Il 30 dicembre 1983, il quotidiano Washington Post pubblicò un articolo firmato da Thomas O’Toole dal titolo: “Mystery Heavenly Body Discovered” (Scoperto un misterioso corpo celeste). L’articolo riportava dichiarazioni sorprendenti del Dr. Gerry Neugebauer, direttore del Palomar Observatory e membro del team IRAS:

“Tutto quello che posso dirle è che non sappiamo cosa sia. Non sappiamo se si tratta di un pianeta, di una cometa gigante, di una protostella o di una galassia molto lontana. È un mistero totale.”

L’articolo riferiva che l’oggetto si trovava nella costellazione dell’Orsa Maggiore e poteva essere grande quanto Giove. Si ipotizzava che fosse relativamente vicino, forse entro i confini del sistema solare, a circa 50 miliardi di miglia dalla Terra.

La notizia generò un forte interesse, ma anche un certo allarme, soprattutto in ambienti già sensibili a teorie alternative sull’esistenza di un pianeta nascosto o di eventi cosmici catastrofici.

La rapida inversione di rotta

Nei mesi successivi alla pubblicazione dell’articolo, ci fu un netto cambio di narrativa. Il team IRAS e altri astronomi cominciarono a ridimensionare la scoperta: infatti l’oggetto misterioso era stato, secondo la nuova versione, un errore di interpretazione. Alcuni dei segnali erano probabilmente dovuti a galassie lontane o emissioni infrarosse da polveri interstellari. Nessun oggetto massiccio o planetario fu confermato.

Questa “smentita” ufficiale sollevò numerosi sospetti. Perché divulgare una notizia tanto clamorosa se i dati non erano ancora solidi? E perché la ritrattazione fu così rapida e definitiva, senza lasciare spazio a ulteriori indagini pubbliche?

L’oggetto IRAS 1732+239

Tra le sorgenti non identificate segnalate da IRAS, vi è la fonte IRAS 1732+239, una delle più discusse in ambito alternativo. I dati relativi a questa fonte mostrano caratteristiche insolite:

  • Elevata intensità infrarossa.
  • Nessuna controparte visibile nei cataloghi ottici.
  • Nessuna emissione nota da altre sorgenti cosmiche in quella regione.

Nonostante ciò, non vi fu un’indagine approfondita pubblicata in peer-review che chiarisse definitivamente la natura di questo oggetto.

Il contesto scientifico dell’epoca: Pianeta X

L’idea di un decimo pianeta (Plutone era ancora considerato il nono nel 1983) non era nuova. Già nel 1981 Astronomy Magazine pubblicava un articolo intitolato “Searching for the Tenth Planet”, in cui si ipotizzava l’esistenza di un corpo celeste distante, responsabile di perturbazioni nelle orbite di Urano e Nettuno.

Gli astronomi come Robert Harrington della U.S. Naval Observatory stavano già studiando le anomalie gravitazionali nel sistema solare esterno, ipotizzando la presenza di un oggetto massivo oltre Plutone. Harrington, in particolare, era convinto dell’esistenza di un decimo pianeta, e i suoi studi sono ancora oggi citati da chi sostiene l’ipotesi di un corpo celeste nascosto.

Le teorie alternative: Nibiru e il ritorno ciclico

A questo punto entra in scena un’altra interpretazione, ben più controversa ma radicata in certi ambienti: quella di Nibiru, il fantomatico pianeta degli Annunaki descritto da Zecharia Sitchin.

Secondo Sitchin:

  • Nibiru è un pianeta del nostro sistema solare con un’orbita ellittica estrema, che lo porta a tornare vicino alla Terra ogni 3600 anni.
  • Gli Annunaki, una razza extraterrestre evoluta, lo abitano e lo usano come base per interagire con l’umanità.
  • Il passaggio di Nibiru è associato a catastrofi geologiche e climatiche.

Per i sostenitori di questa teoria, l’oggetto IRAS del 1983 era proprio Nibiru, e la NASA ne avrebbe taciuto l’esistenza per evitare il panico. Sebbene non ci siano prove scientifiche concrete a sostegno di tale ipotesi, la coincidenza temporale con le affermazioni di IRAS ha alimentato il mito per decenni.

Le dichiarazioni di Harrington e la sua misteriosa fine

Robert Harrington è una figura chiave in questa vicenda. Dopo aver dichiarato pubblicamente di credere nell’esistenza di un grande pianeta oltre Plutone, viaggiò fino in Nuova Zelanda per cercare conferme osservazionali. Tuttavia, morì prematuramente di cancro nel 1993, e i suoi lavori furono in parte dimenticati o ignorati.

Alcuni teorici della cospirazione ritengono che Harrington stesse per rivelare informazioni cruciali e che la sua morte improvvisa non sia stata casuale. Naturalmente, si tratta di ipotesi non dimostrate, ma che rientrano nel quadro di un presunto insabbiamento sistemico.

Il ritorno della teoria: Planet Nine

Nel 2016, i ricercatori Mike Brown e Konstantin Batygin del Caltech pubblicarono uno studio che ipotizzava l’esistenza di un “Planet Nine“, un pianeta con massa 5-10 volte quella terrestre e un’orbita ellittica a oltre 200 UA dal Sole.

L’ipotesi si basa su:

  • l’osservazione di comportamenti anomali di oggetti trans-nettuniani (TNO);
  • l’allineamento insolito di alcuni corpi della fascia di Kuiper;
  • modelli dinamici che richiederebbero la presenza di un corpo massivo per spiegare tali dati.

Questo “Planet Nine” ricalca sorprendentemente le caratteristiche dell’oggetto segnalato da IRAS, ma viene presentato come scoperta “moderna”, slegata dagli eventi del 1983.

Possibile insabbiamento? Le opinioni critiche

Numerosi studiosi e giornalisti investigativi, tra cui Richard Hoagland, Jim Marrs e John Lear, hanno ipotizzato che l’oggetto del 1983 fosse reale, e che fu deliberatamente oscurato per motivi legati a segreti militari o geopolitici, timore di scatenare panico, possibili implicazioni con civiltà extraterrestri.

Alcuni di essi suggeriscono che telescopi come Hubble o il satellite WISE abbiano in realtà osservato nuovamente il corpo celeste, ma i dati siano stati classificati.

Nota: Pur senza abbracciare teorie estreme, alcuni studiosi indipendenti suggeriscono che: IRAS possa aver realmente osservato una nana bruna, difficile da individuare nel visibile, l’oggetto sia ancora lì, ma troppo debole per essere confermato senza strumenti più potenti e che l’accelerazione anomala delle sonde Pioneer e Voyager possa essere in parte attribuita a un’influenza gravitazionale sconosciuta. In questa prospettiva, non è necessario evocare civiltà aliene o catastrofi planetarie, ma si lascia comunque aperta la porta a una reale scoperta astronomica non ancora spiegata.

Esiste ancora il link all’articolo del Washington Post del 30 dicembre 1983?

Sì, esiste, ma è accessibile solo tramite archivi storici o servizi a pagamento, in quanto non è disponibile gratuitamente sul sito ufficiale del Washington Post. Ad ogni modo esistono alcune piattaforme dove si può consultare. Tra questi abbiamo: newspapers.com, che offrono una vasta raccolta digitale degli archivi del Washington Post. Tuttavia, l’accesso al contenuto completo richiede una sottoscrizione o un periodo di prova.

La testata UPI (United Press International) pubblicò una sintesi simile il 30 dicembre 1983, riportando il contenuto dell’articolo del Washington Post e le dichiarazioni degli astronomi, in particolare di James Houck e Gerry Neugebauer. UPI

Conclusioni

La scoperta del misterioso oggetto IRAS nel 1983 rappresenta uno dei casi più controversi e ambigui nella storia recente dell’astronomia. Sebbene la versione ufficiale abbia successivamente ridimensionato l’accaduto, numerosi elementi indicano che ci fu qualcosa di reale, forse ancora inspiegato, che fu rapidamente censurato o dimenticato.

Tra ipotesi scientifiche non confermate, teorie del complotto e mitologie contemporanee, l’evento del 1983 ci ricorda che l’esplorazione del cosmo è ancora piena di incognite, e che il confine tra scienza e mistero è più sottile di quanto spesso si ammetta. La verità sull’oggetto IRAS resta uno dei grandi enigmi moderni, sospeso tra dati scientifici reali e il fascino inquietante dell’ignoto.


Riferimenti e fonti consultate:

  1. Thomas O’Toole, “Mystery Heavenly Body Discovered”, The Washington Post, 30 dicembre 1983.
  2. NASA/IPAC Infrared Science Archive – IRAS data set
  3. Robert S. Harrington, “The Location of Planet X”, The Astronomical Journal, 1988.
  4. M. E. Brown, K. Batygin, “Evidence for a Distant Giant Planet in the Solar System”, The Astronomical Journal, 2016.
  5. Astronomy Magazine, gennaio 1981, articolo: “Searching for the Tenth Planet”
  6. Zecharia Sitchin, Il pianeta degli dei, Edizioni Piemme, 1996.
  7. Richard Hoagland, The Monuments of Mars, North Atlantic Books, 1987.
  8. Jim Marrs, Alien Agenda, Harper Paperbacks, 1997.
  9. Articoli su Planet Nine

web site: BorderlineZ

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