UFO E SCHIANTI: UN PARADOSSO SOLO APPARENTE
All’interno del dibattito ufologico esiste una domanda che, più di ogni altra, mette in crisi la credibilità dell’ipotesi extraterrestre: come è possibile che una civiltà tecnologicamente avanzatissima, capace di viaggi interstellari, finisca poi per schiantarsi sulla Terra?

La domanda non è banale né pretestuosa. Al contrario, è una delle obiezioni più forti e legittime che anche ricercatori seri e non scettici pongono da decenni. Se prendiamo in esame solo i casi storicamente più noti e documentati – Roswell (1947), Dalnegorsk (1986), Shag Harbour (1967), Needles (2008) – emerge un apparente paradosso: tecnologia iperavanzata + fallimento banale.
Questo articolo non ha lo scopo di dimostrare che gli UFO siano alieni, né di negarlo aprioristicamente. L’obiettivo è più ambizioso e più utile: analizzare razionalmente, senza fantasie né narrazioni mitologiche, quali scenari realistici possano spiegare l’esistenza di presunti schianti UFO, ammesso, e solo ammesso, che alcuni di essi siano eventi reali e non fraintendimenti o coperture militari.
Un errore concettuale di base: tecnologia avanzata ≠ invulnerabilità assoluta
Il primo errore, molto diffuso anche tra appassionati esperti, è l’associazione automatica tra avanzamento tecnologico e perfezione assoluta. Nella storia umana, ogni salto tecnologico ha sempre comportato nuove vulnerabilità. Facciamo qualche piccolo esempio se pur banale.
Gli aerei supersonici sono più complessi e delicati degli aerei a elica e tendono ad evere più anomalie, i reattori nucleari, pur avanzatissimi, sono intrinsecamente instabili e potenzialmente molti sistemi informatici sofisticati sono anche i più vulnerabili alle interferenze.
Applicando questo principio a un’eventuale tecnologia non umana, non esiste alcuna ragione logica per cui un mezzo avanzato debba essere immune da guasti, soprattutto se opera in un ambiente non nativo (la Terra nel nostro caso), un ambiente con parametri fisici diversi da quelli per cui è stato progettato e in presenza di interferenze sconosciute (almeno teoricamente, magari gli alieni la sanno più lunga di quanto si pensi).
Detto ciò, secondo il mio punto di vista il presupposto “se sono avanzati non possono sbagliare” non è scientifico, ma ideologico. Ma entriamo un pò più nel dettaglio senza senza allungare troppo il discorso.
La Terra come ambiente ostile e anomalo (dal punto di vista fisico)
La Terra non è un pianeta “neutro”. È un ambiente estremamente complesso dal punto di vista fisico, infatti abbiamo un campo magnetico irregolare, ci sono le Fasce di Van Allen, da non trascurare un atmosfera densa e turbolenta, un attività elettrica naturale elevata e una moltitudine di emissioni elettromagnetiche artificiali (radar, radio, microonde etc.)
Un sistema di propulsione avanzato, soprattutto se basato su principi non convenzionali (controllo gravitazionale, manipolazione inerziale, campi elettromagnetici), potrebbe risultare particolarmente sensibile a tali variabili.
Detto ciò gli appassionati sanno benissimo che diversi casi UFO storici si collocano in concomitanza con temporali intensi, attività elettrica anomala e test radar militari. Questo suggerisce non un’incapacità tecnologica, ma un’interazione imprevista tra sistema e ambiente.
Il fattore militare: interferenze e contromisure terrestri
Come accennato uno degli elementi più solidi e meno fantasiosi è il contesto militare. Molti presunti crash UFO avvengono vicino a basi militari, in zone di test e in periodi di sperimentazione radar avanzata.
Nel 1947, l’anno di Roswell, gli Stati Uniti stavano sviluppando ad esempio radar ad alta potenza, ssistemi di tracciamento atmosferico e tecnologie di sorveglianza strategica. Quindi è plausibile ipotizzare che alcuni oggetti non identificati siano stati destabilizzati o danneggiati da interferenze radar, senza che ciò implichi necessariamente armi “fantascientifiche”.
Un radar ad alta energia infatti può disturbare sistemi elettronici, alterare campi elettromagnetici e generare risonanze indesiderate. Se un oggetto utilizza un sistema di controllo basato su campi energetici complessi, l’interazione con un radar terrestre potrebbe risultare critica (sempre in teoria logicamente).
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Veicoli non equivalenti a “astronavi principali”
Un altro errore concettuale è immaginare che tutti gli UFO siano navi interstellari complete. Ma dobbiamo considerare che in qualsiasi sistema tecnologico avanzato esistono sonde, droni, veicoli secondari e chi lo sa, magari anche moduli senza pilota sacrificabili.
Se una civiltà esplora un pianeta, potrebbe essere logico che utilizzi mezzi automatici o semi-automatici, progettati per raccolta dati, osservazione e campionamento. Questi mezzi possono essere meno resistenti, essere considerati “perdite accettabili” e possono non avere sistemi di sicurezza ridondanti.
Uno schianto di una sonda non equivale al fallimento di una civiltà, così come la perdita di un rover su Marte non mette in discussione la tecnologia terrestre.
Errori di navigazione e limiti di conoscenza locale
Un punto spesso ignorato è che conoscere le leggi fisiche generali non equivale a conoscere ogni specificità locale. Un sistema di navigazione basato su modelli matematici generali può commettere errori locali, soprattutto se i dati sono incompleti, l’oggetto opera a bassa quota e la superficie non è completamente mappata.
Il fattore probabilistico: la selezione dei casi
C’è anche un aspetto statistico raramente considerato. Se esistono migliaia di avvistamenti, ma solo pochissimi presunti crash, significa che il tasso di incidente è estremamente basso e i casi noti sono una minoranza selezionata.
Noi non siamo in grado di osservare con precisione le missioni Ufo riuscite, i sorvoli non rilevati e varie altre possibili operazioni aliene. Spesso e volentieri si ci concentra solo sugli errori che causano lo schianto. Questo crea un bias percettivo: gli schianti sembrano numerosi solo perché sono gli unici eventi tangibili.
Il punto cruciale è questo, il concetto di schianto non contraddice automaticamente l’ipotesi di tecnologia avanzata, se si abbandona l’idea mitologica dell’infallibilità.
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