Roswell e il silenzio dell’AARO
In questo articolo affronteremo un’analisi rigorosa delle ragioni istituzionali, storiche e strategiche dietro l’esclusione del caso UFO di Roswell del 1947 da parte di AARO (All-domain Anomaly Resolution Office).

Il caso di Roswell del luglio 1947 rappresenta, ancora oggi, il nucleo originario e simbolico dell’ufologia moderna. Nessun altro episodio legato ai cosiddetti UFO o UAP (Unidentified Aerial Phenomena) ha avuto un impatto paragonabile sulla cultura, sulla percezione pubblica e sulle successive politiche di gestione dell’informazione da parte del governo degli Stati Uniti.
Alla luce della nascita dell’AARO – All-domain Anomaly Resolution Office, l’ufficio ufficialmente incaricato di analizzare e risolvere le anomalie aeree, spaziali e multi-dominio, mi sono sempre chiesto una semplice domanda, apparentemente semplice ma concettualmente dirompente:
Perché l’AARO non affronta in modo diretto, approfondito e critico il caso di Roswell?
La questione non riguarda solo la curiosità storica, ma tocca la coerenza metodologica, epistemologica e istituzionale dell’intero approccio statunitense al fenomeno UAP.
Cercheremo di proporre un’analisi rigorosa, basata su dati verificabili, documenti ufficiali e valutazioni logiche, senza aderire a posizioni ideologiche, ma senza nemmeno escludere a priori la possibile autenticità di Roswell come evento non convenzionale. Bisogna dirlo e ridirlo, il caso UFO di Roswell non è un caso come tutti gli altri, appartiene a quelle vicende UFO storiche che mi hanno fatto diventare un grande appassionato in ufologia.
Cos’è realmente l’AARO e qual è il suo mandato operativo
In breve l’AARO nasce ufficialmente nel 2022 come evoluzione della UAP Task Force, sotto il controllo del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti. Il suo mandato è chiaro e circoscritto, analizzare fenomeni anomali attuali o recenti, valutare potenziali minacce alla sicurezza nazionale, migliorare la raccolta dati attraverso sensori moderni e fornire rapporti tecnici e classificati al Congresso.
È fondamentale comprendere un punto spesso ignorato nel dibattito pubblico: l’AARO non è una commissione storica indipendente, né un organismo accademico. Il suo scopo non è riscrivere la storia, ma gestire il presente.
Da questa prospettiva, Roswell appare già fuori contesto infatti sappiamo tutti che è un evento avvenuto nel 1947, non esiste nessuna raccolta dati strumentale moderna, documentazione ufficialmente incompleta o distrutta e testimonianze prevalentemente orali.
Questa constatazione potrebbe fornire di suo una prima spiegazione tecnica, ma fatico ad accettarla perchè penso che non risolva il problema.
Roswell: un caso ufficialmente “chiuso”, ma logicamente instabile?
Secondo la posizione ufficiale del governo statunitense, Roswell sarebbe stato definitivamente spiegato attraverso due rapporti dell’US Air Force:
- Rapporto del 1994: attribuzione dei rottami al Project Mogul (programma segreto di palloni per rilevare test nucleari sovietici)
- Rapporto del 1997: spiegazione dei “corpi” come manichini antropomorfi utilizzati in test successivi
Dal punto di vista burocratico, il caso è archiviato. Dal punto di vista analitico, non lo è affatto.
Le criticità sono evidenti, il comunicato stampa del 1947 parlava esplicitamente di “disco volante”, poi a distanza di 24 ore c’è la ritrattazione, le spiegazioni ufficiali sono cambiate nel tempo (questo non va bene), molti documenti risultano mancanti o distrutti e le testimonianze militari di alto livello contraddicono la versione Mogul.
In ambito investigativo e scientifico, un caso che cambia versione più volte non può essere considerato definitivamente risolto, ma soltanto amministrativamente chiuso. Ma ora passiamo a quello che definisco il paradosso di AROO.
Il paradosso dell’AARO: analisi storica selettiva
Negli anni 2023–2024, l’AARO ha dichiarato di aver condotto una revisione storica dei casi UAP dal 1945 in avanti. Tuttavia, Roswell non viene riaperto come caso UAP, non viene sottoposto a una nuova analisi indipendente (viene semplicemente ricondotto alla narrativa Mogul), infine non viene considerato come oggetto di confronto critico tra versioni ufficiali divergenti. A parer mio questa scelta non è neutrale.
Roswell non è ignorato per mancanza di importanza, ma perché probabilmente riaprirlo implicherebbe conseguenze che vanno oltre l’ambito tecnico, a livello psicologico, penso che, questo caso sia molto caldo, quindi va evitato come la peste, ma non solo perchè potrebbe rivelare presenza aliena, il problema è più terreno che ultraterreno. Mi spiego meglio.
Dal punto di vista dell’intelligence, Roswell rappresenta un caso estremamente problematico. Affrontarlo seriamente significherebbe mettere in discussione comunicati militari ufficiali, ammettere errori sistemici o disinformazione storica e riaprire il dibattito sulla gestione della verità durante la Guerra Fredda.
L’AARO ha un obiettivo strategico fondamentale: normalizzare il discorso sugli UAP, trasformandolo in un tema tecnico, gestibile, depotenziato sul piano simbolico.
Roswell, al contrario, è carico di implicazioni culturali, radicato nell’immaginario collettivo e associato all’ipotesi extraterrestre più di qualunque altro caso. Dal punto di vista comunicativo, è un elemento destabilizzante.
Roswell come “punto di non ritorno” logico
Esiste poi un aspetto più profondo, spesso ignorato. Se l’AARO ammettesse anche solo l’impossibilità di escludere definitivamente un’origine non umana per Roswell, si aprirebbe una catena di quattro interrogativi inevitabili che elencherò in breve senza tanti sbattimenti:
- Perché l’esercito parlò inizialmente di disco volante?
- Perché intervennero immediatamente livelli superiori?
- Perché i materiali furono rimossi e secretati?
- Perché le spiegazioni ufficiali cambiarono nel tempo?
Roswell è un caso soglia, o è completamente prosaico, oppure implica una gestione dell’informazione non trasparente protratta per decenni. Dal punto di vista istituzionale, è più sicuro non riaprire il dossier.
Perché l’AARO tratta casi minori e recenti
Una delle critiche più frequenti riguarda la scelta dell’AARO di concentrarsi sulle solite sfere metalliche (da escludere le fake come la sfera di Buga), oggetti non identificati ma probabilmente terrestri, anomalie sensoriali e fenomeni ambigui ma privi di implicazioni storiche.
Questa strategia ha una logica precisa, infatti i casi recenti sono verificabili, i dati sono ripetibili e le conclusioni non hanno effetti retroattivi.
Roswell, al contrario, è un caso storico, politico (per certi versi) e ontologico (riguarda la natura stessa della realtà). In pratica non è un semplice UAP, ma un evento fondativo.
L’ipotesi extraterrestre: possibilità teorica, non dogma
Affrontare Roswell in modo serio significa anche non escludere a priori l’ipotesi aliena, pur riconoscendone lo status di teoria alternativa.
Dal punto di vista scientifico ancora oggi ufficialmente non esistono prove definitive di un’origine extraterrestre, ma bisogna anche considerare che non esiste nemmeno una confutazione definitiva. L’ipotesi extraterrestre resta aperta per una ragione precisa, le spiegazioni ufficiali spesso non sono epistemologicamente solide, le incongruenze storiche persistono e i documenti disponibili non chiudono il caso.
In questo scenario, l’AARO potrebbe trovarsi in una posizione delicata, non ha prove per confermare, non ha gli strumenti per smentire definitivamente o semplicemente evita di parlare del caso. In questo caso il silenzio diventa, di fatto, una strategia di contenimento.
Nota: Probabilmente una conclusione razionale è che Roswell non sia evitato da AARO per malafede, ma perché potrebbe superare il mandato operativo dell’AARO stessa, potrebbe implicare decisioni politiche di alto livello rimettendo in discussione decenni di narrativa ufficiale.
In altre parole, penso che l’AARO non abbia il potere di riaprire Roswell, anche se volesse.
Conclusione
Il silenzio dell’AARO su Roswell non è una prova automatica di insabbiamento, ma non è nemmeno una semplice omissione tecnica. È il risultato di una convergenza di vari fattori. Roswell rimane, a distanza di quasi ottant’anni, l’”elefante nella stanza” del discorso ufficiale sugli UAP.
Non perché dimostri con certezza l’esistenza di visitatori extraterrestri, ma perché nessuna spiegazione fornita finora è riuscita a chiudere definitivamente il caso.
Ed è proprio questa instabilità logica, più che l’ipotesi aliena in sé, il motivo principale per cui l’AARO non ne parla o non può parlarne.
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