Il mistero del Prototaxites

 Prototaxites
Prototaxites ricostruzione grafica

Per oltre 180 anni la scienza ha dibattuto la loro natura: erano piante, funghi, alghe giganti o qualcos’altro? Secondo uno studio scientifico pubblicato recentemente su Science Advances, la risposta potrebbe essere profondamente diversa da ciò che si è ritenuto fino ad oggi: Prototaxites potrebbe non essere né fungo né pianta, ma appartenere a un ramo completamente estinto e sconosciuto della vita complessa. Questo nuovo paradigma cambia radicalmente il modo in cui comprendiamo le prime comunità terrestri e l’evoluzione della vita complessa sulla Terra.

La storia di Prototaxites: oltre un secolo di dibattito

La prima scoperta di fossili attribuiti a Prototaxites risale al 1843, quando vennero rinvenuti in rocce antiche in contesti geologici del Nord America. La loro forma cilindrica, altamente regolare e di dimensioni enormi, spinse gli studiosi vittoriani a ipotizzare che potessero essere i resti di alberi giganteschi o di tronchi di conifere. In effetti, l’aspetto esteriore ricorda molto quello di tronchi senza rami, con alcuni reperti che mostrano una base leggermente più ampia simile a “radici”.

Tuttavia, già verso la fine del XIX secolo alcuni ricercatori notarono che la struttura interna di questi fossili non somigliava affatto al legno delle piante. Questo portò gradualmente a ipotesi alternative, tra cui quella di un organismo simile a un fungo gigante o di un qualcosa che non si adattava facilmente alle classificazioni allora conosciute.

Per circa 160 anni, il dibattito scientifico ha oscillato tra diversi modelli interpretativi, soprattutto sostenendo che Prototaxites fosse un fungo o una colonia di organismi. Una delle prove più citate a favore dell’identificazione fungina venne da analisi isotopiche dei carboni nel primo decennio del XXI secolo, che sembrarono indicare un metabolismo non fotosintetico compatibile con i funghi.

Nonostante ciò, la discussione non è mai stata definitivamente risolta fino alle ricerche più recenti.

Il contesto paleoecologico: l’ascesa degli organismi terrestri

Per comprendere l’importanza di Prototaxites, è necessario collocarlo nella storia evolutiva della vita terrestre. Nel Siluriano e nel primo Devoniano (circa 420–375 milioni di anni fa), le terre emerse erano appena colonizzate da organismi vegetali e da semplici forme di vita. Le piante terrestri erano ancora in fase iniziale di evoluzione: muschi e piante non vascolari dominavano il paesaggio, raggiungendo altezze di pochi centimetri, mentre le prime piante vascolari con tessuti complessi erano ancora relativamente basse.

In questo panorama, un organismo alto 8 metri svettava letteralmente sopra tutte le altre forme di vita conosciute dell’epoca, dominando il terreno come la più grande entità vivente terrestre prima degli alberi. Per alcuni milioni di anni, Prototaxites poteva svolgere un ruolo ecologico di enorme impatto, sia come elemento fisico dell’ambiente sia come parte integrante delle prime catene trofiche terrestri.

Caratteristiche morfologiche e anatomiche

I fossili di Prototaxites sono caratterizzati da:

  • Colonne verticali cilindriche che potevano raggiungere 8 metri di altezza e 1 metro di diametro.
  • Tubi intrecciati microscopici: la struttura interna non mostra tessuti legnosi tipici delle piante, ma piuttosto una fitta rete di tubi interconnessi di pochi decimi di millimetro di diametro.
  • Assenza di tessuti vascolari tipici delle piante: non si riconoscono elementi anatomici come xilema o floema, indispensabili per il trasporto di acqua e nutrienti nelle piante.
  • Strutture tubolari diverse da quelle di funghi moderni: mentre alcuni funghi formano tubi interconnessi (come gli ife), la disposizione, lo spessore variabile e la mancanza di ordinamenti tipici suggeriscono qualcosa di diverso.

Queste caratteristiche strutturali rendono Prototaxites unico tra gli organismi conosciuti e pongono seri interrogativi sulla sua biologia funzionale e filogenetica.

Le evidenze chimiche: oltre funghi e piante

Una delle innovazioni più importanti delle ricerche recenti è l’utilizzo di analisi chimiche sofisticate, compreso l’impiego di algoritmi di intelligenza artificiale per confrontare le firme molecolari del fossile con quelle di organismi viventi. Queste analisi portano a risultati sorprendentemente chiari:

I funghi moderni, così come molti dei loro antenati, possiedono chitina o beta-glucani nelle loro pareti cellulari. Questi composti sono biomarcatori fondamentali: se sono assenti, è molto probabile che il fossile non appartenga al regno dei funghi. Nel caso di Prototaxites, non sono state trovate tracce di chitina né di altri biomarcatori fungini nelle strutture fossili analizzate, mentre fossili di veri funghi coevi conservano tali marcatori.

Allo stesso modo, i tessuti delle piante vascolari sono caratterizzati dalla presenza di cellulose e da una particolare disposizione strutturale. In Prototaxites non emergono evidenze di cellulosa o di altre strutture tipiche delle piante. Ciò esclude l’assegnazione a questo regno biologico.

In alcuni studi, sono stati identificati composti chimici paragonabili a quelli simili alla lignina, un polimero complesso presente nelle piante. Tuttavia, la semplice presenza di composti simili non implica affinità diretta con le piante: essi potrebbero derivare da processi di fossilizzazione o rappresentare una soluzione strutturale convergente.

Risultati con intelligenza artificiale

Un aspetto innovativo delle ricerche è l’applicazione di algoritmi di machine learning per confrontare le firme chimiche delle strutture fossili con database di organismi. Queste analisi indicano che Prototaxites non corrisponde a nessun gruppo biologico conosciuto, né tra i funghi, né tra le piante, né tra animali o alghe.

La conclusione più radicale proposta dallo studio è che Prototaxites non appartiene a nessuno dei regni di vita conosciuti (piante, animali, funghi, protisti classici) ma rappresenta un “ramo eucariotico completamente estinto”. Un ramo eucariotico significa che si tratta di un organismo con cellule complesse (con nucleo definito), ma che non è imparentato strettamente con nessuno dei gruppi attuali.

In biologia evolutiva, un ramo estinto è una linea evolutiva che si è sviluppata per un certo periodo ma che non ha lasciato discendenti viventi. Prototaxites potrebbe aver rappresentato una forma di vita altamente complessa e multicellulare che ha sperimentato un cammino evolutivo assolutamente unico:

  • Non parte del regno delle piante: manca di strutture tipiche come cellule vegetali, tessuti vascolari o organi fotosintetici.
  • Non parte del regno dei funghi: manca di chitina e di altre strutture strutturali dei funghi.
  • Non parte di animali o altri protisti: nessuna struttura cellulare o anatomica coincide con organismi noti in questi gruppi.

Questa visione implica che Prototaxites non era né un fungo né una pianta, ma un esperimento evolutivo autonomo, una forma di vita che si è sviluppata in modo indipendente e poi si è spenta completamente.

Implicazioni per la biologia evolutiva

La possibile scoperta di un “ramo eucariotico completamente sconosciuto ed estinto” ha implicazioni enormi per la biologia evolutiva e per la nostra comprensione della storia della vita sulla Terra.

Fino ad ora, la maggior parte degli scienziati considerava i principali regni biologici (piante, animali, funghi, protisti) come già diversificati durante i primi milioni di anni di vita terrestre. La presenza di un organismo così grande e complesso, non riconducibile a nessuno di questi gruppi, suggerisce che l’evoluzione sperimentò forme radicali di organizzazione biologica, alcune delle quali non sono sopravvissute fino ai giorni nostri.

Prototaxites poteva dominare l’ambiente terrestre prima che gli alberi e le foreste moderne si sviluppassero. La sua enorme dimensione indica che doveva avere un metabolismo efficiente e un ruolo ecologico significativo, forse legato all’assorbimento di nutrienti dal suolo o alla simbiosi con altri organismi microscopici che vivevano nel terreno.

Se Prototaxites rappresenta un ramo eucariotico a sé stante, ciò implica che la ramificazione dell’albero della vita è stata molto più complessa e ricca di linee evolutive sperimentali di quanto si pensasse, e che molti di questi rami si sono completamente estinti senza lasciare discendenti moderni.

Cosa manca ancora alla scienza?

Nonostante questi risultati rivoluzionari, diverse questioni restano aperte:

  • Processi di fossilizzazione: come esattamente si sono conservate le strutture chimiche interne? Alcuni segnali potrebbero essere alterati da processi di fossilizzazione e di diagenesi.
  • Metabolismo e fisiologia: è ancora ignoto come Prototaxites si procurasse energia e nutrienti; le prove indirette non sono sufficienti per dedurre con precisione il suo metabolismo.
  • Mancanza di analoghi viventi: non avendo discendenti viventi, non esistono modelli moderni con cui confrontarlo direttamente.

Ulteriori studi, soprattutto su fossili meglio conservati o su tecniche analitiche ancora più avanzate, saranno fondamentali per confermare o ampliare l’interpretazione attuale.


Conclusione: un gigante dimenticato e l’orizzonte della vita primordiale

In sintesi, Prototaxites rappresenta un caso eccezionale nella storia naturale: un organismo gigantesco, vissuto circa 400 milioni di anni fa, che ha dominato il paesaggio primordiale prima dell’avvento delle foreste moderne e che sfida le nostre categorie biologiche tradizionali.

Recenti ricerche suggeriscono che Prototaxites non era né un fungo né una pianta, ma piuttosto faceva parte di un ramo completamente estinto e senza analoghi viventi di eucarioti complessi.

Questo spostamento interpretativo non solo risolve alcuni interrogativi di lunga data, ma apre nuovi orizzonti nella comprensione dell’evoluzione della vita sulla Terra, sottolineando la complessità e la ricchezza di esperimenti biologici che si sono svolti lungo miliardi di anni di storia evolutiva.

web site: BorderlineZ

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