Pitture rupestri e alieni: cosa esiste davvero e cosa è pura mistificazione
Negli ultimi anni, complice la viralità dei social network e la diffusione di contenuti visivi decontestualizzati, le pitture rupestri preistoriche sono diventate uno degli strumenti più abusati nella narrazione pseudo-ufologica. Immagini di presunti “alieni grigi”, esseri con grandi teste e occhi neri, figure umanoidi apparentemente non terrestri vengono condivise come “prove” di contatti extraterrestri avvenuti in epoche remote. La realtà, tuttavia, è molto più complessa e molto più interessante di quanto suggeriscano questi contenuti semplificati e spesso fuorvianti.

Partiamo subito con il dire che la stragrande maggioranza delle immagini circolanti è falsa, ritoccata o completamente inventata, è altrettanto vero però che esistono pitture rupestri autentiche, studiate e documentate, che raffigurano figure umanoidi anomale, ibride o stilizzate, la cui interpretazione non è immediata per l’osservatore moderno. In questo articolo seguiremo un obiettivo preciso:
separare definitivamente ciò che è reale da ciò che è manipolazione, fornendo un quadro rigoroso, verificabile e intellettualmente onesto su ciò che l’archeologia conosce davvero.
Arte rupestre
Prima di analizzare i singoli siti, è fondamentale chiarire un punto che viene quasi sempre ignorato nei contenuti virali: l’arte rupestre non nasce con finalità realistiche.
Le pitture preistoriche secondo gli studiosi non sono cronache visive, né tentativi di documentazione oggettiva. Sono piuttosto strumenti rituali, mappe simboliche, narrazioni mitiche, rappresentazioni di stati alterati di coscienza e codici culturali interni a una comunità.
In teroria pretendere che queste immagini rappresentino “ciò che si vedeva realmente” equivale a fraintendere completamente il loro scopo originario. Questa premessa è essenziale, perché gran parte delle interpretazioni extraterrestri nasce da una lettura moderna e letterale di simboli antichi.
Adesso passiamo ai casi di arte rupestre più strumentalizzata al mondo.
1. Tassili n’Ajjer (Algeria)
Il Tassili n’Ajjer, nel Sahara algerino, ospita una delle più vaste concentrazioni di arte rupestre al mondo, con oltre 15.000 pitture e incisioni realizzate in un arco temporale che va da circa 10.000 a 6.000 anni fa.
Si tratta di un sito riconosciuto dall’UNESCO, studiato da decenni e documentato fotograficamente in modo estensivo.
Come potete notare dalla figura sottostante, sono queste le immagini più frequentemente presentate come “alieni” sui social.

Fra molte pitture tradizionali qui trovano reperti co caratteristiche particolari come teste circolari o ovali, assenza di volto, corpi stilizzati, posture rituali e scene collettive. Spesso e volentieri nei social le immagini originali vengono alterate in maniera fraudolenta aggiungendo occhi neri a mandorla (tipico degli alieni grigi), caschi, tute e anche dettagli tecnologici. Spesso e volentieri questi elementi non esistono nei dipinti originali e sono il risultato di ricalchi moderni, ridisegni digitali o semplicemente interpretazioni artistiche contemporanee.
Ufficialmente queste figure sono interpretate come rappresentazioni sciamaniche, entità spirituali, antenati mitici o simboli cosmologici. In nessun caso, negli studi seri, vengono interpretate come esseri biologicamente non umani o tecnologicamente avanzati.
2. La “Running Horned Woman”: quando il mito viene scambiato per astronauta
Una delle figure più famose del Tassili raffigura una donna in movimento, con corna e decorazioni corporee. Nei circuiti pseudo-ufologici viene spesso presentata come un essere alieno, una figura con casco e come una possibile “divinità extraterrestre”.

In realtà le corna sono simboli di fertilità e potere, le decorazioni corporee sono tipiche del body painting rituale e la postura richiama danze cerimoniali.
Questo caso è emblematico di come il simbolismo venga sistematicamente reinterpretato in chiave tecnologica senza alcuna base.
3. Amak’hee 4 (Tanzania): figure umanoidi realmente enigmatiche
Il sito di Amak’hee 4 presenta pitture autentiche con figure antropomorfe dalle teste sproporzionate, spesso associate ad animali locali.

Perché attirano l’attenzione? Sempre per le solite caratteristiche: testa grande rispetto al corpo, forme semplificate e assenza di tratti facciali.
Gli studiosi le collegano a rappresentazioni di antenati, alte figure di prestigio e simboli tribali. Ad oggti non esiste nessuna prova e nessun elemento che suggerisca tecnologia, natura non-umanità o semplicemente provenienza esterna alla cultura locale. Sono figure abbastanza enigmatiche, sì, ma culturalmente umane.
4. Australia: le Maliwawa Figures e il fraintendimento culturale
Le pitture Maliwawa, in Arnhem Land, risalgono a oltre 9.000 anni fa e mostrano figure umanoidi con teste coniche o allungate. Questa è la ragione per cui queste teste vengono spesso interpretate come crani non umani, esseri appartenenti alla famiglia degli alieni grigi o semplicemente entità extraterrestri sconosciute.
Ufficialmente esiste una realtà antropologica che a radici profonde nella cultura aborigena: la testa rappresenta lo status (anche se le forme non sono realistiche), i copricapi rituali sono comuni.
Qui il problema non è l’enigma archeologico, ma l’incapacità moderna di leggere un codice simbolico non occidentale.
5. Europa paleolitica: l’uomo-bestia di Trois-Frères
La grotta di Trois-Frères, in Francia, ospita la celebre figura dello “Stregone”, un essere ibrido uomo-animale. Questo a causa della sua rappresentazione caratteristica viene spesso spiegato come un essere non umano la cui entità è totalmente scponosciuta.

Ufficialmente si tratta di uno sciamano in trasformazione, una sorta di rappresentazione della metamorfosi rituale, un simbolo della fusione tra umano, animale e spirito. Nel Paleolitico, queste categorie non erano separate come lo sono oggi.
6. Amazzonia: ibridi e visioni sciamaniche
Le pitture del Cerro Azul e di altri siti amazzonici mostrano figure ibride, metà uomo e metà animale. Anche queste immagini vengono spesso etichettate come “alieni” perché non rispettano l’anatomia umana mostrando posture irreali. Come nel caso precedente, ufficialmente rappresentano e visualizzano la trasformazione spirituale.
7. Angono (Filippine): quando la semplicità diventa “alienità”
I petroglifi di Angono mostrano figure umane estremamente stilizzate. Teste ovali, corpi schematici e assenza di dettagli vengono spesso fraintesi come teste aliene o volti non umani. Ma qui il motivo è semplicemente la riduzione grafica all’essenziale, tipica del Neolitico.
Perché spesso e volentieri vediamo alieni dove non dovrebbero esserci
Le cause principali sono quattro:
Pareidolia – Il cervello umano tende a riconoscere volti e figure anche dove non esistono.
Influenza della cultura pop – L’immaginario dei “grigi” è ormai radicato.
Manipolazione digitale – Molte immagini virali sono ricalcate, contrastate e ridisegnate (Senza contesto archeologico, qualsiasi simbolo diventa “misterioso”).
Conclusione
L’arte rupestre non è la prova di visite extraterrestri nel passato remoto, ma è qualcosa di forse ancora più profondo: la testimonianza di una mente umana antica che cercava di rappresentare l’invisibile, l’interiore, il sacro e l’alterità.
Attribuire frettolosamente queste immagini agli alieni significa impoverirle, non valorizzarle.
Comprenderle nel loro contesto significa invece restituire dignità, complessità e profondità a una delle più antiche forme di espressione dell’umanità.
FAQ – Domande frequenti su pitture rupestri e alieni
❓ Esistono pitture rupestri che raffigurano realmente alieni?
No. Non esiste alcuna pittura rupestre autentica che rappresenti in modo inequivocabile esseri extraterrestri nel senso moderno del termine (visitatori spaziali, alieni “grigi”, tute tecnologiche o astronavi).
Esistono invece raffigurazioni simboliche, sciamaniche e stilizzate di figure umanoidi, che oggi possono apparire “strane” ma che, nel loro contesto culturale, avevano significati spirituali o rituali.
❓ Perché molte pitture rupestri sembrano mostrare figure con testa grande?
Perché la testa, in molte culture antiche, rappresentava l’identità, lo spirito o il potere, non l’anatomia reale.
La sproporzione non indica un cranio non umano, ma:
- importanza simbolica
- gerarchia spirituale
- astrazione grafica
Il nostro cervello moderno tende a interpretare queste forme attraverso l’immaginario contemporaneo degli alieni, ma si tratta di un errore percettivo e culturale.
❓ Le famose pitture del Tassili mostrano astronauti?
No.
Le pitture del Tassili n’Ajjer non mostrano astronauti, caschi spaziali o tute tecnologiche.
Questa interpretazione nasce da:
- ricalchi moderni
- immagini ridisegnate
- versioni ritoccate digitalmente
Le figure originali rappresentano entità rituali e simboliche, spesso collegate a pratiche sciamaniche e visioni spirituali.
❓ Esistono pitture rupestri con esseri non umani?
Dipende da cosa si intende per “non umani”.
Molte pitture mostrano:
- figure ibride uomo-animale
- spiriti
- entità mitologiche
Ma queste non sono rappresentazioni biologiche, bensì simboliche.
Nel pensiero antico, umano, animale e spirito non erano categorie separate come lo sono oggi.
❓ Perché sui social circolano così tante immagini false di pitture aliene?
Per quattro motivi principali:
- Viralità: le immagini sensazionali ottengono più interazioni
- Decontestualizzazione: le foto vengono mostrate senza spiegazioni
- Manipolazione digitale: contrasto, ricalco, dettagli aggiunti
- Ignoranza archeologica: mancanza di conoscenza del contesto
Molte immagini virali non esistono nei siti archeologici reali.
❓ Gli archeologi escludono completamente l’ipotesi extraterrestre?
Gli archeologi non lavorano per “escludere ipotesi”, ma per valutare le prove.
Ad oggi:
- non esistono reperti materiali
- non esistono tracce tecnologiche
- non esistono contesti coerenti
che supportino l’idea di visite extraterrestri documentate attraverso pitture rupestri.
L’ipotesi aliena non è supportata da evidenze verificabili.
❓ È possibile che gli antichi abbiano visto qualcosa che oggi interpretiamo male?
Sì, ed è una possibilità seria, ma non nel senso ufologico moderno.
Gli antichi rappresentavano:
- stati alterati di coscienza
- visioni rituali
- esperienze spirituali
Ciò che oggi può apparire “alieno” era, per loro, sacro, simbolico o cosmologico.
❓ Le pitture rupestri possono essere considerate prove storiche?
Sì, ma non nel senso documentaristico moderno.
Sono prove:
- culturali
- religiose
- simboliche
Non sono fotografie del passato, ma mappe mentali e spirituali delle comunità che le hanno create.
❓ Qual è il modo corretto di studiare queste immagini senza cadere nei fake?
Il metodo corretto prevede:
- verifica della fonte archeologica
- confronto con pubblicazioni accademiche
- analisi del contesto culturale
- diffidenza verso immagini isolate sui social
Se manca il contesto, manca la verità.
❓ Studiare queste pitture riduce o aumenta il mistero?
Lo trasforma.
Il mistero non è più “sono alieni?”, ma:
- come pensavano gli antichi
- come rappresentavano l’invisibile
- come funzionava la loro cosmologia
Ed è un mistero molto più profondo e affascinante.
web site: BorderlineZ











